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08 Dicembre 2023 - 18:00
Credo che qualunque uomo dotato di buon senso inorridisca davanti alle notizie che di continuo arrivano dai media sulle guerre ed i conflitti, portando ogni sera, attraverso i tg, scene orribili di inaudita violenza direttamente nelle case di tutti noi. Negli ultimi tempi la copertina, se così si può dire, è stata dedicata a due conflitti: quello tra Russia e Ucraina e tra Israele e Palestina. In realtà in un anno sono tantissimi i conflitti che si registrano sul globo terrestre; proteste, violenze contro civili, guerre, scontri armati, attentati, il mondo è attraversato da una violenza senza precedenti che causa ovunque migliaia e migliaia di morti, spesso civili innocenti. Per meglio comprendere le dimensioni del fenomeno potete visitare il sito di Armed Conflict Location & Event Data Project, una organizzazione non governativa, che raccoglie dati in tempo reale su conflitti, luoghi, date, attori, vittime e tipologie di tutti gli eventi di violenza politica e di protesta segnalati in tutto il mondo. Questa organizzazione fa di più perché non si limita ad una mera conta dei teatri di guerra ma identifica le aree di crisi che probabilmente evolveranno nel prossimo anno, nel bene e nel male. La lista evidenzia i conflitti più complessi del mondo, dove per una combinazione di dinamiche subnazionali, regionali e internazionali probabilmente produrrà importanti cambiamenti sull’esito dei conflitti. Di quanto accaduto dal 24 febbraio del 2022, a seguito dell’invasione russa dell’Ucraina tutti sanno, con il carico di morte e distruzione che ha interessato non solo la regione del Donbass, il territorio alla base della contesa, ma l’intero paese ucraino fino alla capitale Kiev. Così come per ciò che attiene alla guerra tra Israele-Palestina, un conflitto che va avanti da decenni tra alti e bassi, e che ha conosciuto una nuova fase acuta come conseguenza agli accadimenti del 7 ottobre scorso quando un migliaio di militanti palestinesi di Hamas e di altre milizie armate hanno sfondato le barriere tra la Striscia di Gaza e Israele, seminando il terrore, uccidendo 1.400 persone, ferendone altre migliaia e rapendo 220 israeliani fra soldati e civili. Qui non voglio analizzare le ragioni degli uni o degli altri, voglio semplicemente evidenziare di come oggi tanti di questi conflitti potrebbero trovare un modo per essere appianati se solo esistesse una politica degli Stati autorevole e capace attraverso la diplomazia, di dirimere le questioni e spingere alla pace i paesi in guerra. Quello che noto è che si è persa di vista la reale essenza della diplomazia e che la politica estera dei singoli stati è soggetto ad una profonda trasformazione che senza una inversione di tendenza sarà destinata ad avere un impatto permanente sugli equilibri mondiali rendendoli sempre più precari. Le relazioni internazionali dei paesi oggi sembrano condizionati da diversi fattori legati anche alle alleanze internazionali e che spesso non tengono conto della necessità di una politica estera tesa a tutelare, prima di ogni cosa, gli interessi dei propri connazionali. Prendiamo ad esempio il conflitto tra Russia ed Ucraina. Giustamente si è parlato di una invasione a danno di un paese sovrano e per questo gran parte del mondo occidentale, tra cui la stessa Italia, ha deciso di sostenere i secondi a costo di grossi sacrifici economici per difendere il principio della inviolabilità dei confini di una nazione e condannare la violazione del diritto internazionale. Quello che è mancata finora è stata una decisa azione diplomatica che potesse far tacere le armi e costruire ponti tra i paesi in guerra in un conflitto che è certamente complesso ma che una negoziazione, anche se questo non vuole dire trovare la pace da un giorno all’altro, avrebbe potuto salvare la vita a tanti. Forse oggi Russia e Ucraina, condizionate una dai fallimenti bellici e l’altra da una controffensiva troppe volte annunciata e mai realizzata, stanno anche loro cercando una via d’uscita dal conflitto che, con l’intervento di Stati neutrali ed una decisa azione diplomatica, diventerebbe onorevole per entrambi gli Stati. Oggi sembra mancare la volontà politica per trovare una via e soprattutto sembrano mancare i grandi diplomatici di una volta nonostante proprio oggi si sente il bisogno di salvaguardare il valore della democrazia e il rispetto della vita e dei diritti umani. Non ci resta che sperare che di fronte a chi semina terrore e uccide senza pietà centinaia di persone, donne e bambini, la cui colpa è soltanto quella di amare la vita, possano comparire sulla scena mondiale personaggi disponibili a lavorare per costruire la pace.
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