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Tasse Tari, una notizia solo apparentemente positiva

In questi giorni di fine anno una notizia doveva servire a risollevare l’umore dei napoletani. La Giunta Comunale, su proposta dell’assessore Pier Paolo Baretta, ha deciso di consentire il pagamento del saldo della Tari, la tassa sulla spazzatura, in due rate spostando di un mese il termine ultimo per il versamento. Una notizia apparentemente buona che tiene conto, così come viene detto nella premessa della delibera n. 507 del 19/12 u.s., delle difficoltà del momento di famiglie e imprese colpite da una fase in cui l’economia è ancora condizionata dalla fase postCovid e dagli effetti del conflitto russo-ucraino. Perché è una notizia solo in apparenza positiva? Prima di tutto perché chi paga dovrà sopportare un notevole incremento della tassa, in maniera retroattiva per il 2023, che oscillerà tra il 13%, per le case, e il 22,5% per le imprese, proiettando il Comune di Napoli al primo posto in Italia per la tassa rifiuti senza che a tutto questo corrisponda un servizio di raccolta e trasporto rifiuti che possa essere considerato almeno decente. Anche in questi giorni di festa, chi ha girato per la città, avrà potuto notare come cumuli di rifiuti sono in bella mostra in ogni dove e di come i turisti, specie nei posti più affollati, sono costretti a passeggiare calpestando i rifiuti che nessuno si preoccupa di raccogliere. Poi perché, è molto probabile che la quarta rata 2023 potrebbe sovrapporsi con l’anticipazione per il 2024 della stessa tassa, impattando fortemente sulla vita dei napoletani che dovranno affrontare una media dell’incremento della tassa sulla spazzatura che sarà più o meno del 20 per cento circa per tutti. È necessario dire che questi aumenti colpiranno soprattutto i cittadini più diligenti, quelli cioè che pagano regolarmente, e la cosa bizzarra è che pagheranno anche per coloro i quali evadono indisturbati da anni la tassa e che si fanno beffa del Comune. Nel Patto per Napoli, l’accordo sostenuto da Pd e M5S, firmato da Manfredi con il Governo Draghi, oltre alla svendita del patrimonio della città, all’aumento di tasse e tributi anche in deroga ai limiti massimi previsti per legge, prevedeva un impegno deciso nella ricerca degli evasori. Ma, nonostante ciò, quella della lotta all’evasione è l’unica parte finora trascurata dall’amministrazione comunale nonostante l’assessore Baretta abbia più volte annunciato l’avvio di specifici piani. A conferma che l’unica ricaduta sui napoletani del patto scellerato è l’aumento delle tasse vi è anche, a partire dal 2024, un ulteriore aumento deciso da Manfredi & Co. dell’addizionale comunale sull’Irpef che segue quello già applicato nel 2023 a cui si aggiunge quello deciso da De Luca, per l’addizionale regionale. La presa in giro nei confronti dei cittadini a volte è anche nell’uso delle parole. Quando a maggio scorso la Giunta decise gli aumenti Baretta annunciò, per indorare la pillola, che ci sarebbero stati 6,5 milioni di euro che sarebbero stati utilizzati per garantire bonus alle famiglie più fragili al fine di ammortizzare gli aumenti della Tari. Oggi dei bonus annunciati non vi è più traccia e c’è solo un provvedimento, la già menzionata delibera 507, che in concreto non porta alcun beneficio ai napoletani che pagano, e che ha il sapore di un provvedimento propagandistico che risulta utile solo per un comunicato stampa. Sembra abbastanza normale che con questo modo di governare la città Manfredi alimenti ulteriormente delusione, malumore, insoddisfazione, perché tanti cittadini ancora non vedono i miglioramenti promessi, che si aspettavano e che la città merita. In questi due anni il governo Meloni è venuto più volte in aiuto del Sindaco, basti citare l’attività del ministro Sangiuliano con i tanti impegni mantenuti sulla città oppure l’accordo di questi giorni per la bonifica di Napoli Est, ma a questo non è corrisposto un adeguato impegno per rendere la macchina comunale più efficace. I servizi essenziali di qualità, nonostante il Patto per Napoli, sono una chimera mancando una struttura organizzativa capace di rispondere alle esigenze. Una città che funziona è quella che sa costruire nel tempo un’organizzazione solida per venire incontro alle aspettative dei cittadini. Finché a Napoli si vivrà una stagione nella quale i napoletani continueranno a pagare le tasse ed i tributi più alti d’Italia ricevendo in cambio i servizi peggiori non potremo mai essere all’altezza della capitale che siamo per storia, cultura e tradizioni.

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