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17 Giugno 2024 - 15:03
A conclusione del G7 rilevo che ancora una volta la sinistra non è saputa andare al di là delle battute e degli slogan per esprimere una critica al premier Giorgia Meloni. Le faccine, gli abiti, la freddezza nei confronti di Macron, il mancato riferimento all'aborto nel documento finale, altri che hanno preso di mira il logo o hanno tirato in ballo la contemporanea gazzarra andata in scena alla Camera. Fuffa, insomma. Nessuno che abbia tentato di entrare nel merito di un appuntamento che è stato ricco di contenuti ed anche di risultati, indubbiamente positivi, per il nostro Paese. Per la prima volta, invertendo una tendenza che aveva in precedenza caratterizzato il consesso internazionale facendolo precipitare in una crisi ormai diventata strutturale, Giorgia ha avuto l'intuizione di aprirlo il più possibile a Capi di Stato e di governo di Paesi in forte crescita economica e dei Paesi Brics, pensiamo a India e Brasile, prima di tutto, e ai Paesi africani e del Mediterraneo allargato. Poi ha invitato Papa Francesco, consentendo per la prima volta ad un Pontefice di essere presente al tavolo dei grandi della terra potendo dire la sua sulla Intelligenza artificiale e su altri temi di stretta attualità arricchendo la discussione con la visione cattolica. Non era scontato riuscire a mettere intorno a uno stesso tavolo, come ha fatto Giorgia, Biden, Lula, i Capi del Giappone e delle grandi democrazie occidentali, dell'Unione Africana, dell’Argentina ecc. ecc. In questo Giorgia ha cambiato completamente l'orizzonte di un consesso finora chiuso in sé stesso che produceva poco o nulla. Il merito di Giorgia Meloni è stato, per l’appunto, quello di averlo capito prima e meglio degli altri e di avere tradotto questa intuizione nel “Piano Mattei” che oggi è preso ovunque ad esempio. L'Italia ha deciso di portare scuola e formazione in Africa considerando ciò un grande investimento sul futuro con quello spirito non predatorio che è alla base del Piano Mattei e sul quale si punta per riuscire a sottrarre il continente nero, che è ricco di forze giovanili e tesori di materie prime, come tutto il Mediterraneo allargato, dal giogo opprimente dei colonialismi dei vecchi e nuovi predoni. A latere degli incontri ufficiali, infatti, c'è stato un grande lavoro per l’economia del nostro Paese che ha consentito alle nostre imprese, Enel e Eni in testa, di stringere importanti accordi internazionali consolidando la nostra posizione sui mercati. L’Eni, per esempio, ha definito programmi di investimento nel settore delle energie rinnovabili in 13 Paesi africani; programmi che vanno dal gas alla produzione di olio vegetale per alimentare le nostre bioraffinerie e la decarbonizzazione del settore dei trasporti. La vera novità del “Piano Mattei” è la scelta strategica operata dall’Italia di lasciare agli africani l’80% del gas prodotto e di tutto ciò che si trova e si lavora, superando i nuovi colonialismi e dando concretamente senso alla cooperazione che significa non sfruttare ed aiutare questi Paesi a crescere economicamente per garantire maggiori opportunità alle popolazioni di quel continente. Un lavoro di grande diplomazia e di raffinata politica internazionale che ha come fine la tutela degli affari nazionali che ha espresso qualcosa che, se ne faccia una ragione l'opposizione, non si era mai visto prima. E sabato, mentre la Schlein ballava al Gay Pride, Giorgia Meloni appariva raggiante, durante la conferenza stampa conclusiva del summit, per i risultati ottenuti e per essere consapevole di avere indicato, da grande statista, una nuova rotta per costruire un mondo migliore.
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