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30 Maggio 2018 - 14:22
Anni fa, tra i tanti dibattiti nazionali sulla cultura, ce ne fu uno molto interessante sulla necessità di incentivarne il rilancio, puntando sulla fase creativa più che della rappresentazione, con un invito, così riassumibile: “Prima creare”. Si tendeva a ribaltare così una sterile tradizione, che penalizzava talenti, idee, dando priorità al finanziamento rispetto alla progettualità, che, invece, sarebbe dovuta diventare prioritaria su ogni altra ragione. Ricordo che, in quella circostanza, ci fu una ribellione, intuibile, da parte di tutti coloro - ed erano moltissimi - abituati prima a incassare e poi a impegnarsi nei progetti: un modo, non certo stimolante, di sollevare le sorti di un comparto, visto come una Cenerentola, dalle uova d’oro, però, solo per alcuni privilegiati. Finalmente la Regione Campania ha posto termine - lo vogliamo sperare - a questa anomalia, mettendo al centro l’importanza dell’ idee: presto un bando, work in progress, di 10 milioni andrà in questa direzione. Tutto ciò è destinato a dare i suoi frutti, quando sarà molto più chiaro che ciascuno potrà essere sostenuto in base a quello che crea, innescando una straordinaria competizione di riflesso anche promozionale. Giustamente, qualche mese fa, la Direttrice generale regionale per le Politiche Culturali, Rosanna Romano, nell’anticipare, in una intervista, lo spirito di questa scelta, pose l’accento sulla importanza che avrebbe avuto per tanti ragazzi e tanti giovani, “fino ad oggi impotenti testimoni di meccanismi, che hanno creato difficoltà enormi nel veder valorizzati taluni loro progetti”. Ora se tutto ciò rappresenta un notevole passo in avanti rispetto al passato nel reale e capillare rilancio della cultura, noi riteniamo che questo sia anche il tempo giusto per fare un discorso, altrettanto nuovo, di seria prospettiva sulle zone interne. Penalizzate da finanziamenti effimeri, estemporanei senza progettualità finalizzate, che non incidono nella promozione culturale e anzi, o la mortificano o la banalizzano. Giova ricordarlo, anche per una perdurante iniqua “condicio” nella manifeste disparità degli interventi. Per capirci meglio, fino a qualche anno fa, in base alla logica egemonica Napolicentrica , ora in base a quella, non meno ingorda, Salernocentrica, tarate spesso sulle provenienze dei Governatori e, anche di qualche assessore in sella, nel caso odierno, al Turismo. Bisogna uscire da un giro perverso, puntando su programmazioni culturali mirate , coinvolgenti al meglio le realtà periferiche. Proprio in questi giorni alla Biennale di Venezia ci si interroga e si stanno dando risposte molto avanzate su come “ridare speranza” all’Italia dei borghi: il 20% della popolazione su una superficie pari a 60% del territorio nazionale, con il 29,1% del patrimonio culturale. Sono in mostra 67 progetti per le aree interne su 555 giunti attraverso una Call. Ne ha avuto notizia la Regione? Saremmo una grave negligenza se non ne fosse a conoscenza. Considerando che, di recente, ha sponsorizzato un convegno nel Cilento sul tema: “Dialoghi sul male”, per dire che cosa? Che lo spopolamento del Sud è una “faccia del male”. Che scoperta! Ci mancava tanto.
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