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L'opinione
06 Settembre 2024 - 10:34
Beppe Grillo e Giuseppe Conte
Esiste la possibilità – se ne parla con una certa insistenza – che dopo le ferie estive, il panorama politico italiano si arricchisca di un nuovo partito. In tutte le forze politiche c’è fermento e non pochi sono, nei vari gruppi, i dirigenti che ambiscono a dar vita a una nuova formazione in grado di interpretare più efficacemente le loro aspettative. Il fenomeno riguarda sia il centrodestra, sia il centrosinistra.
A determinare la rottura potrebbe essere, nel centrodestra, l’insoddisfazione dei moderati che lamentano lo scarso europeismo del governo e la tendenza a lasciarsi condizionare dagli oltranzisti di Matteo Salvini e dell’ungherese Orban (ma potrebbero essere anche questi ultimi a voler migrare verso altri lidi o a collocarsi in posizione autonoma). Ma è in particolare nel centrosinistra che potrebbero verificarsi scissioni atte a favorire la costituzione di una nuova forza politica.
Il “caso” concerne soprattutto i cinquestelle. Monta, infatti, in questa forza politica il malumore non soltanto nei confronti della gestione di Giuseppe Conte, ma dello stesso Beppe Grillo rivelatosi incapace di dare una propria identità al partito nato come raccoglitore della diffusa insoddisfazione. Esistono, inoltre, forze politiche sciolte come Azione di Calenda, Italia viva di Renzi e la stessa +Europa di Emma Bonino che non sono riuscite a trovare una loro consistenza e per le quali potrebbe essere opportuno trovare un partito organizzato.
Tutti costoro, probabilmente, potrebbero trovare il modo di recitare il proprio ruolo da protagonisti raggruppandosi in un nuovo partito. Si tratterebbe, sostanzialmente, di quella forza di centro, moderata e riformista di cui da tempo si avverte la necessità. L’opinione pubblica non ama i partiti (anche se non si vede come una democrazia possa realizzarsi senza i partiti) ai quali attribuisce la responsabilità di gran parte dei guasti che affliggono l’Italia.
Ma qualora l’ipotesi alla quale abbiamo fatto cenno dovesse realizzarsi, non si tratterebbe di aggiungere un nuovo partito a quelli già esistenti, ma di svolgere un’opera di razionalizzazione abolendo schieramenti che si sono rivelati inutili e inadeguati e consentendo ai dirigenti politici di interpretare il proprio ruolo secondo i rispettivi convincimenti, di trovare cioè una propria casa non ritenendo adeguata quella nella quale “abitano”.
Ciò è motivo di una confusione che va assolutamente superata. Se intesa in questo senso, la nascita di una forza politica nuova potrebbe essere considerata un evento positivo. Se, invece, dovesse segnare l’entrata in campo di una nuova organizzazione di potere, allora, sarebbe da giudicare negativamente come un pericolo. Ed è quel che temiamo.
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