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Lettera al direttore

Onore ai nostri talenti, ma solo se all’estero?

L'opinione di Franco Bianco

Onore ai nostri talenti, ma solo se all’estero?

Gentile Direttore, un paio di stagioni addietro scrissi in piena estate una “lettera”, sempre ospitata con la consueta cortesia dal Suo giornale, in cui testimoniavo di aver avuto la fortuna di conoscere su una delle tante splendide spiagge del Cilento un grande esperto di musica classica e sinfonica già Direttore del Coro del nostro Teatro San Carlo, poi “trasferitosi” nella bella città francese di Bordeaux, famosa non solo per il pregevole vino o gli storici castelli, ma anche per avere un teatro classico tra i più rinomati al mondo, ed anche tra i più antichi, risalente la sua inaugurazione al 1780 (il San Carlo è il più antico in assoluto, perché inaugurato nel 1735). Nacque una bella amicizia, tuttora consolidata, in ragione del comune sentire per la Cultura in genere e l’amore per la cosiddetta “musica seria”, di cui io mi reputo un attento “uditore”, rispetto a maestri come il prof. Salvatore Caputo, la persona di cui sto scrivendo. Riandando ai tempi della mia passata lettera, evidenziai, rammaricandomi, non solo il fatto che alla fin fine il prof. Caputo poteva essere annoverato tra i tanti “cervelli” emigrati all’estero, ma soprattutto mi dolevo del fatto che il nostro conterraneo (cilentano doc di Policastro) avesse organizzato per il 12 gennaio del 2023 un grandioso spettacolo intitolato “Viva Napoli” nel teatro di Bordeaux, con un’ora e mezzo di contrappunti su temi napoletani e un pubblico francese entusiasta che non finiva mai di applaudire. Domandai come mai non vi fosse nessuna autorità (si fa per dire…) di Napoli, della regione a rappresentare la città partenopea o la Regione Campania, mi fu risposto che erano stati invitati tutti i “vip” istituzionali del nostro territorio, con zero riscontri. Forse agli assenti rimordeva anche la coscienza che il concerto in cui si celebrava Napoli era organizzato e spesato dal Grand Theatre di Bordeaux in uno con la città girondina. Ma noi italiani tra i tanti meriti, traenti origine anche dalla storia millenaria, siamo anche molto bravi ad “autocrocifiggerci”, non disdegnando un altrettanto antico costume del nostro popolo, anch’esso frutto del passato, legato a dominazioni di Nazioni europee, ai tempi dei Romani appellate “barbare”. Farne un elenco sarebbe superfluo: basti pensare ai Galli, ai Visigoti, agli Ostrogoti, agli Unni, ai Britanni, ed oltre. Una volta, dopo secoli di “importazione” nei loro territori della civiltà latina, mutuata da quella ancora più antica e classica Greca, diventate “civiltà” anche loro, invasero la nostra Penisola, frazionata dopo la caduta dell’Impero Romano d’Occidente, in mille Stati e Staterelli, tranne quello Borbonico di Napoli, in ogni caso di estrazione Iberica, imponendo i loro usi e costumi. Il più deleterio di questi è stato quello dell’“esterofilia”, che ancora ammanta la nostra società. Siamo arrivati al punto, infatti, che anche la lingua del Sommo Dante sta scomparendo, con i neologismi, soprattutto americano-inglesi, che la fanno da padroni, tanto da “costringere” la Treccani a editare un nuovo vocabolario del “moderno” lessico usato dai giovani per capirsi. Ed è così che amiamo più celebrare chi non è italiano, perché tutto ciò che è di fuori è migliore! Stiamo “recuperando”, però, con le celebrazioni ricordando degnamente Pino Daniele, forse anche per levarci dall’imbarazzo che dieci anni fa colpì l’intera comunitàpartenopea con i “doppi funerali” del grande artista: alle 12 del 7 gennaio 2015 nella chiesa del Divino Amore di Roma; alle 19 nella chiesa di Piazza Plebiscito a Napoli. Tornando al tema centrale di questa mia “lettera”, Direttore, di come siamo “distopici” verso i nostri connazionali, corregionali, concittadini, segnalo un’altra “dimenticanza”, che ancora una volta vede protagonista, suo malgrado, il Maestro Caputo: appena due giorni fa è stato insignito del titolo di Cavaliere delle Arti in Francia. La medaglia dell’onorificenza è stata consegnata dal Direttore dell’Opera di Bordeaux, Emmanuel Hondrè, al termine dell’esecuzione nello stesso teatro del “Requiem di Terezin”. Il teatro era stracolmo, ovviamente, presenti anche la moglie dell’artista, la pittrice Pilar, e i tre figli, con la mamma collegata via internet a Policastro. Conoscendo abbastanza i francesi e la loro mania di “grandeur”, non mi meraviglia la motivazione che ha accompagnato l’onorificenza: “per essere tra i musicisti più importanti a livello internazionale nel campo dell’opera lirica e per la capacità di portare il nome della Francia nel mondo”. E, noi italiani, con le cosiddette “istituzioni”, a stare a guardare. Per un nostro conterraneo illustre, che ama la sua, la nostra terra come non mai, fino ad organizzare un concerto inneggiante a Napoli, non avvertiamo l’elementare desiderio dell’orgoglio nazionale, campano, napoletano, di citarlo per vedere insignito dalla “scontrosa” Francia della più alta onorificenza un nostro “ fratello”, formatosi al liceo di Salerno, al Conservatorio della stessa città; già in giovane età Direttore del Coro dell’Opera di San Francisco; poi di San Pietroburgo; di Hong Kong; la Canadian Opera di Toronto; il teatro reale di Versailles; il New National Theatre di Tokyo; di Buenos Aires, e tanto ancora. E, così, gentile Direttore, da semplice cittadino che ha cercato ed ancora cerca l’essenza della Cultura che sia alla base di una reale civiltà, mi domando, ogni volta in cui leggo di tanti illustri cittadini italiani realizzati fuori dai nostri confini, come mai siano sistematicamente ignorati. Ed ancora ripenso alla risposta che un grande artista contemporaneo diede ad una giornalista, in occasione dell’inaugurazione di una bella mostra di pittura in quel di Firenze. Alla domanda se fosse più dotata di opere d’arte Firenze, Roma, o Napoli, rispose: il più importante museo dove sono in mostra le maggiori opere d’arte italiane è il Louvre di Parigi, dove potete ammirare non solo la “Gioconda” di Leonardo, ma almeno 150 dipinti, sculture, di grandi artisti italiani, sottratti soprattutto a seguito della “spoliazione” delle guerre napoleoniche in Italia. Il “francese” Napoleone, nato ad Ajaccio, in Corsica il 15 agosto 1769 per appena tre mesi poté garantirsi la cittadinanza d’Oltralpe; la conquista dell’isola, già protettorato di Genova, da parte dei francesi avvenne , infatti, il 9 maggio, sempre del 1769. E così cerco di farmi una ragione di queste “amnesie” tutte nostrane: d’altronde, proprio nella nostra regione non stiamo cercando di “pescare” tra” i migliori” esponenti nostrani per eleggerlo “nostro” Governatore? 

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