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lettera dal palazzo

Ecco perché il Pd della Schlein non diventerà mai maggioranza

Con un’opposizione ridotta a brandelli Giorgia Meloni può dormire sonni tranquilli

Autonomia, Schlein e Conte attaccano: «Fallimento governo, dilettanti allo sbaraglio»

Elly Schlein e Giuseppe Conte

Nel mondo politico i sondaggi hanno da sempre un valore tutto particolare. È il loro esito a determinare gli orientamenti dei partiti che badano soprattutto al risultato del voto popolare senza più tenere in alcun conto l’ideologia dalla quale traggono origine e della quale è stata addirittura decretata la morte. Ora i sondaggi più recenti concordano nel rilevare una crescita di consensi per il Pd di Elly Schlein. I “democratici” se ne rallegrano ma non valutano che l’aumento dei consensi (circa il 2%) non è certamente un successo sufficiente per dare al loro partito la possibilità di sconfiggere il centrodestra di Giorgia Meloni che sia pure tra molte contraddizioni e non pochi contrasti, consta di alleati che sembrano intenzionati a rimanere maggioranza e quindi insieme al governo.

Il fatto è che la Schlein pur ottenendo alcuni risultati positivi non è riuscita a conseguire quel che le si chiedeva, cioè una riunificazione di tutte le componenti del suo partito per farne una forza che fosse realmente in grado di trasformarsi da opposizione qual è in maggioranza. Evidentemente ciò è determinato dal fatto che mettere insieme in un’unica formazione personalità come, ad esempio, Matteo Renzi e Massimo D’Alema e tutti coloro che negli ultimi anni hanno abbandonato il Pd era impresa troppo difficile per lei, forse perché per un’”impresa” di questo tipo è necessaria una personalità fuori dal comune. presidente della regione Emilia-Romagna che contese alla Schlein la segreteria del partito uscendone però sconfitto.

Molti di coloro che allora non votarono per lui si sono ora pentiti anche perché l’alleanza con i cinquestelle alla quale, la Schlein si è in particolare dedicata, non funziona. I pentastellati sono in aperta crisi dopo la rottura tra Grillo e Conte e i militanti guardano con estrema diffidenza a Giuseppe Conte, la stessa diffidenza che riservarono in passato a Beppe Grillo. Ritenere che Bonaccini riesca a recuperare l’unità del partito è cosa, peraltro, tutta da vedere.

È per questo che, con un’opposizione ridotta a brandelli Giorgia Meloni può, almeno al momento, dormire sonni tranquilli e chissà se e quando dovrà scontrarsi con avversari che siano in grado di mettere in difficoltà lei e la coalizione di cui lei è indiscussa leader.

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