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L'opinione

La fragile tregua di Gaza e le prospettive del nostro Sud

Il punto di Anna Lepre

La fragile tregua di Gaza e le prospettive del nostro Sud

C’è un motivo di fondo che spiega perché la tregua di Gaza è fragile. Non si tratta del rischio che il mancato rispetto dell’impegno di cessare il fuoco mandi a monte la travagliatissima intesa. O meglio, c’entra anche questo, ma come conseguenza della ragione principale, che è l’odio. Tra le parti è il sentimento prevalente, ed è un fattore di instabilità che da decenni avvelena le loro relazioni. I nuovi leader di Hamas continuano a inneggiare a future distruzioni dello stato ebraico, mentre Israele da tempo rifiuta l’ipotesi della costituzione di una nazione palestinese. Non sarà facile incidere su queste posizioni e questi ‘sentiment’, ma bisognerà farlo, nel medio termine, se si vuole che dall’uovo della tregua si sviluppi la gallina della pace. Con un ruolo attivo dell’Occidente, così come di Stati come Egitto e Arabia Saudita. Nel frattempo, si può solo auspicare che, malgrado le persistenti difficoltà, le armi della follia lascino posto alle ragioni del buonsenso. Con effetti di rimbalzo, che evidenziano nel caso specifico come sia drammaticamente vero che viviamo in un mondo interconnesso. Pensiamo ad esempio alla possibilità di una diminuzione degli atti di terrorismo, che mettono a dura prova gli equilibri geopolitici del Mediterraneo. Pensiamo, in particolare, alle scorribande degli Houthi, che danneggiano le navi in viaggio nel Mar Rosso, compromettendo la regolarità dei flussi di traffico nel Mare Nostrum. La doppia tregua con Hezbollah e Hamas isola questi moderni pirati, ne fa inevitabilmente un più facile bersaglio di una Israele almeno parzialmente disimpegnata sui fronti di guerra che ne hanno segnato l’azione in questi ultimi sedici mesi. Un incremento dei traffici nel Mediterraneo compiace le aspettative di chi ipotizza un Sud Italia baricentrico tra Nord Europa e Paesi della sponda Sud. Favorisce la stessa attuazione del Piano Mattei, per quello che può derivare dallo stemperarsi dei conflitti, da una ripresa di ruolo dell’Europa, dall’attivazione di nuovi canali per la circolazione di merci e persone, resa possibile dai nuovi accordi tra Italia (ed Europa) e stati africani. La pace è il migliore corroborante dello sviluppo. Nel caso del Mezzogiorno, costituisce anche il presupposto per rendere praticabili direttrici di crescita implementate dalle nuove politiche di Bruxelles, a fronte delle tensioni verso est originate dalla sciagurata invasione russa dell’Ucraina. Chi crede nella pace, deve impegnarsi per rendere più solido un accordo nato malato, perché inquinato dall’odio. 

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