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Il punto
20 Febbraio 2025 - 10:03
Tutto come previsto. E ora tutti, governi e mass media occidentali, a rivedere le proprie posizioni nel tentativo di riconciliarle, in modo più o meno accorto, con quelle del governo che fino alle elezioni di medio termine - e forse nel seguente biennio - reggerà a due mani le sorti dell’Occidente. l vertice della riconciliazione tra Stati Uniti e Federazione russa in Arabia Saudita avrà a breve il seguito logico del summit fra Vladimir Puntin e Donald Trump “entro la fine del mese”, o giù di lì. Volodymyr Zelensky allontanato da Riad come un appestato: “Ha avuto tre anni di tempo per fare la pace”, ha scandito il presidente statunitense. Invece di girare come una trottola dovrebbe dismettere la maschera del tradito lagnoso e render conto alla sua nazione sia di una guerra tanto devastante quanto inutile edell’instaurazione di una dittatura vieppiù insopportabile e corrotta: “Dove sono finiti i nostri soldi?”, la domanda di Trump. Il dittatore ucraino, che ormai è in forte calo di consensi,replica stizzito rinnegando la disponibilità a saldare il debito per gli aiuti ricevuti dagli Usa e ora afferma che non può regalare le ‘terre rare’ agli americani. Non solo questo, a Riad. L’Arabia Saudita conferma il ruolo che, dopo gli Accordi di Abramo, è di costituire l’altro pilastro – con Israele - sul quale poggia l’arco della politica statunitense in Medio Oriente: la Turchia di Tayyp Erdogan ne tenga conto. E ancora. Di là dai risultati immediati, gli incontri di Parigi – ieri il secondo convocato da Emmanuel Macron – vengono da Washington considerati utili per osservare l’evoluzione del ‘quadro’ europeo: la Francia è l’unica potenza militare del Vecchio Continente con una forza nucleare indipendente ed autonoma (Londra affitta o compra le bombe made in Usa) e, quindi, dal ruolo centrale in una eventuale futura difesa comune dell’Ue. L’America di Trump ricalibra i rapporti nell’Alleanza Atlantica ma non molla la Nato. La sfida planetaria è con la Cina ma il punto d’arrivo è un equilibrio planetario a tre. Gli Stati Uniti, impero marittimo sui due oceani, Atlantico e Pacifico, erede di quello britannico, ma anche terrestre per l’acquisizione – sia con le armi, sia con gli acquisti di territori contigui da Spagna, Francia e Russia. La Cina, impero millenario asiatico ma che negli ultimi quattro decenni accompagna l’influenza strategica allo sviluppo di un egemonismo commerciale favorito dalla globalizzazione. La Russia, massima potenza nucleare del pianeta, impero continentale euroasiatico multi-nazionale e multi-etnico ma deciso a difendersi dalla disgregazione. Trump ritiene la Federazione russa l’elemento più importante, con funzione di equilibrio tra Usa e Cina e quindi di stabilità. La Russia va recuperata e rassicurata, dopo il tentativo di vieppiù isolarla e disgregarla, perseguito dalle presidenze che si sono susseguite da Bill Clinton in poiinfluenzate da Neocon, Deep State e apparato militar-industriale. Vale la pena ricordare ancora che Mosca ha rinunciato all’influenza derivatole nel Vecchio Continente dal Patto di Varsavia, sciolto da Gorbaciov; all’intero Centrasia, le cui repubbliche facevano parte dell’ex Unione Sovietica; alle stesse repubbliche ex sovietiche nello spazio europeo. La risposta è stata umiliare la sua alleata nei Balcani, la Serbia, bombardata dalla Nato per strapparle il Kossovo (e la reazione del Cremlino alle parole di Sergio Mattarella probabilmente risentono del suo ruolo nei governi di quel tempo). E poi l’adesione nell’Alleanza Atlantica – che non aveva più il nemico da “contenere” - non solo dei Paesi che facevano parte del Patto di Varsavia ma pure delle stesse repubbliche che prima lo erano dell’ex Urss, le baltiche. Infine, puntare al Caucaso e alla stessa Ucraina culla dei ‘Rus di Kiev. E rivolta del Maidan a Kiev, tradimento degli Accordi di Minsk, repressione nelle regioni russofone (15mila mort), mediazioni approvate e rinnegate (Instabul, Raftali Bennet), la guerra: Ucraina distrutta, centinaia di migliaia di morti, altrettanti almeno tra feriti e mutilati, dieci milioni di espatriati, centinaia di migliaia di giovani fuggiti all’estero, una informazione in Occidente quasi a senso unico… L’ex premier britannico Boris Johnson, che corse a Kiev ad incoraggiare Zelensky alla guerra, ora – somma viltà, altro che resipiscenza – si pente ed esclame: “Trump ha ragione”. Lo sguardo è ora puntato su Berlino: si vota fra tre giorni in Germania. Alla Casa Bianca non dispiacerebbe un’alleanza fra i ‘popolari’ del centro, CduCsu, e la destra di Alleanza per la Germania, l’AfD. L’accusa di neonazismo è ritenuta né più e né meno che una ‘boutade’, anzi un trucco utile per la sinistra che può impedire l’alternativa di un governo di centrodestra e utile per i ‘popolari’ che può invocare dagli elettori moderati il cosiddetto “voto utile”. Gli istituti demoscopici tedeschi conservano un’affidabilità che altrove ha fatto difetto e prevedono l’AfD tra il 19% e il 23%: a sdoganare la destra tedesca sono stati gli elettori, prima del recente voto assieme ai centristi su una mozione volta a frenare l’immigrazione incontrollata. Le probabilità maggiori restano quelle di una riedizione della “grossa coalizione” tra popolari CduCsu e socialdemocratici Spd, con liberali dell’Fdp e Verdi eventualmente di rinforzo. Da aggiungere, però, che i liberali sono sul filo del rasoio del 5%: quantità di consensi da superare per entrare in parlamento. Come i post-comunisti della Die Linke e la nuova sinistra diSahra Wagenknecht-Ragione e Giustizia. Comunque si formi il nuovo governo, la cancelleria di Olaf Scholz è al termine. Fine ingloriosa. Vedremo come se la caverà il leader dei ‘popolari’, Friedrich Merz. E’ stato l’ex rivale di Angela Merkel, dice di ricollegarsi ai grandi leader tedeschi del passato: l’impareggiabile Konrad Adenaueranima della ricostruzione e dell’amicizia ritrovata con la Francia; Ludwig Erhard che risollevò e rilanciò l’economia, Willy Brandt che riaprì le porte al dialogo e al disgelo con Mosca fino all’Atto di Helsinki, Franz Josef Strauss leader storico della Baviera e della Csu, Helmut Kohl propulsore della riunificazione della Germania, Gerhard Schroeder l’artefice delle riforme sociali e dell’intesa con la Russia fornitrice di energia a basso costo per l’industria tedesca che si rivolgeva anche al mercato cinese…Angela Merkel avrebbe sfruttato l’eredità di Schroeder, cui aggiungerà un’apertura delle frontiere a un’immigrazione incontrollata. E al conseguente riflusso a destra. Misureremo presto gliumori del popolo tedesco e, probabilmente, capacità e realismo di Merz.
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