Cerca

il punto

Usa-Ue: alla ricerca dell’intesa perduta

La forza militare anglo-francese costituirebbe la “garanzia di sicurezza” invocata da Zelensky

Usa-Ue: alla ricerca dell’intesa perduta

E come volevasi dimostrare, tutti in fila da Donald Trump. Nella scia di Emmanuel Macron, oggi all’uscio della Casa Bianca bussa il laburista Keir Starmer, da sette mesi primo ministro britannico e già da sei mesi nei bassifondi dei sondaggi. Tenta di risalire nei consensi dei compatrioti notoriamente i più disponibili a menar le mani tra gli europei e dei cugini americani, confermando a Trump quanto gli ha anticipato l’altro giorno a Washington il presidente francese, cioè d’esser pronto ad inviare soldati in Ucraina. Non solo: promette di aumentare le spese militari al 2,6% e poi fino al 3% tagliando proprio come ha fatto lui con l’Usaid quelle per gli aiuti all’estero. La forza militare anglo-francese costituirebbe, la “garanzia di sicurezza” invocata da Volodymyr Zelensky.

In realtà, la richiesta del regime di Kiev era di una forza Nato che contasse almeno 200mila armati, considerando che l’esercito ucraino manca di uomini: per le vittime del conflitto e per le diserzioni che si moltiplicano. Ma bisogna fare di necessità virtù. Potrebbe essere, come suggerito sagacemente da Roma, un ‘corpo di pace’ sotto bandiera Onu. Niente americani ma con l’aggiunta semmai di un po’di soldati d’altri Paesi, anche extraeuropei, per apparire una forza multinazionale. Molte riserve nei governi dell’Ue e Mosca è contraria all’arrivo di soldati stranieri in Ucraina, ma c’è tempo e possibilità di ripensarci. Non a caso, dopo Macron e Starmer, a mostrare flessibilità sarà lo stesso Zelensky che sbarcherà a sua volta nella capitale statunitense, rassegnato a firmare – cosa che aveva finora escluso l’intesa sulla compartecipazione Usa allo sfruttamento delle “terre rare”. Assieme al grano (già in parte nella mani del fondo BlackRock, come denunciò il neoministro Robert Kennedy), quei minerali costituiscono la cassaforte dell’Ucraina.

Trump li vuole per la reindustrializzazione Usa volta al futuro e per colmare il gap con la Cina. Non casuale l’incontro – pubblicizzato su tutti gli schermi con Tim Cook, l’amministratore delegato di Apple, che investirà negli Usa 500 miliardi. E col piglio dell’imprenditore edile punta, Trump, al megabusiness della ricostruzione dell’Ucraina per “recuperare i 500 miliardi di dollari” che l’America avrebbe speso finora in aiuti per Kiev. Cifra ritenuta parecchio gonfiata e delle quali mancano le ‘ricevute’. Ma tant’è. Dal Vecchio al Nuovo Continente le missioni quasi si accavallano. E neppure è mancato il consulto dell'Alta rappresentante dell’Unione europea, la bellicosa estone Kaia Kallas, con il segretario di Stato Usa, Marco Rubio.

Nel vertice (da remoto) dei 27 organizzato dal presidente di turno, il premier polacco Donald Tusk , in vista del summit straordinario Ue del 6 marzo, sono state ribadite tre priorità: ribadire la necessità che l’Europa partecipi ai negoziati sull’Ucraina; spingere gli Stati Uniti a rassicurare gli alleati atlantici sull’impegno alla loro ‘copertura’ militare; accelerare il progetto della difesa comune Ue da sviluppare sulla base delle due potenze nucleari, Francia e Gran Bretagna, e coordinando obiettivi strategici, integrazione militare e industria degli armamenti.

Aggiornamento sui temi, domenica prossima a Londra. Tra un mesetto ai tavoli ‘ristretti’ dei grandi dell’Unione europea s’aggiungerà formalmente il cancelliere Friedrich Merz. Più ancora del predecessore Olaf Scholz, Merz è convinto della necessità sia di una difesa comune che faccia da contrappeso a un presumibile minor impegno americano, sia di sostenere lo sforzo bellico di Kiev. Che in Germania si arrivasse alla “grande coalizione” lo scrivemmo all’indomani delle dimissioni di Scholz, ma siamo alla prospettiva di una “medio-piccola coalizione” tra due forze politiche che dominavano la scena politica tedesca ma che dalle urne escono entrambe ridimensionate. L’SpD con la massima sconfitta dalla sua nascita, che collima con quella della socialdemocrazia in Europa; i ‘popolari’ Cdu-Csu con il secondo peggiore risultato elettorale della loro storia. Non solo.

Nelle elezioni che hanno fatto registrare la massima affluenza ai seggi, c’è da registrare l’avanzata di forze politiche contrarie ad alimentare un conflitto in Ucraina che allontani la pace, la ripresa economica e una futura ricomposizione con la Federazione russa. Oltre un terzo dell’elettorato tedesco si è, infatti, riversato sulla destra AfD (circa il 21%), divenuto egemone nell’ex DDR e secondo partito nazionale, sulla post-comunista Die Linke (circa il 9%) e sulla nuova sinistra scissionista Bsw-Sahra Wagenknecht (che ha letteralmente sfiorato il 5% per entrare in parlamento). Fossero restate unite, Die Linke e Bsw, oggi sarebbero il quarto partito, superando i Verdi. E di questo Merz dovrà tener conto in futuro.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori