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L'analisi

È finita davvero l’America per un’Europa smemorata?

Mai come questa volta, di fronte all’odierno complesso scenario politico internazionale, agitato dal “ciclone” Trump, diventa sempre più prezioso il ricorso alla Storia e ai suoi insegnamenti

È finita davvero l’America per un’Europa smemorata?

Donald Trump

Mai come questa volta, di fronte all’odierno complesso scenario politico internazionale, agitato dal “ciclone” Trump, diventa sempre più prezioso il ricorso alla Storia e ai suoi insegnamenti. Da sempre ritenuta maestra di vita, anche se resta però un grande problema nel saperla capire e trarne giovamento. Per calarci subito nell’attualità e potercene rendere meglio conto, partiamo da un lontano e pubblico interrogativo: “La costituzione dell’Alleanza Atlantica fu una scelta di civiltà o corrispose veramente a uno stato di urgente necessità?”.

“Era il 25 luglio del 1949 - raccontava molti anni fa Piero Ostellino nel saggio “Cose viste e pensate” - e a questa domanda, da parte europea, così rispose il ministro degli Esteri francese Robert Schuman, poi tra i fondatori dell’Europa, durante il dibattito all’Assemblea Nazionale per la ratifica del trattato, meglio noto come “Patto Atlantico”.

“La sensazione di insicurezza - disse - non è sempre effetto di una minaccia già precisa, di un’aggressione, visibilmente preparata. Il solo squilibrio delle forze a favore del più forte, non compensato da serie garanzie internazionali a vantaggio del più debole, è sufficiente a creare uno stato di incertezza”.

Di qui, in realtà, la motivazione del Patto come l’elemento equilibratore, che permise all’Europa di uscire dalla disgregazione militare del dopoguerra, attraverso il quale la presenza americana lungo la “Cortina di ferro” divenne una realtà ammonitrice e scoraggiante per ulteriori tentativi di avanzata da parte dell’Unione Sovietica stalinista. Creando una cintura di sicurezza militare per le Nazioni europee, esso, oltre a poter organizzare un programma di aiuti comuni, avrebbe dovuto, secondo gli auspici degli Stati Uniti, favorire anche la causa dell’unità dell’Europa. Con tutto ciò che comportava di positivo e di istituzionalmente indispensabile nel predisporre e esercitare una effettiva politica estera e di difesa comune.

Adempimenti in realtà incompiuti, anzi disattesi, rivelatisi di enorme gravità nella guerra dei Balcani del 24 marzo del 1999, quando spettava all’Europa impedire in Serbia gli orrori della pulizia etnica di Slobodan Milosevic e fu, invece, l’America a prendere l’iniziativa decisiva con l’intervento della Nato. In quei giorni l’unica a dire le cose come stavano con molta lungimiranza, fu Emma Bonino,allora commissario europeo agli aiuti umanitari. Che , in una intervista a Sandro Iacometti, apparsa sulla prestigiosa rivista “Ideazione” del giugno del 1990, vuotò il sacco. “Di fronte all’assenza di una difesa comune europea e all’impotenza dell’Onu? - si chiese e chiese- “Chi doveva intervenire? Gli Stati Uniti sono il solo Paese in grado non tanto di esprimere una politica, ma anche di metterla in atto”.

E aggiunse: “L’antiamericanismo è una sindrome tutta italiana , quando gli Usa intervengono, tutti pronti a criticare. E quando non lo fanno, criticano lo stesso, ma se l’Europa non riesce ad avere una difesa comune e l’Onu continua a essere bloccata dagl’interessi particolari dei singoli Stati membri, ben vengano gli americani, anche quelli con la kappa”. Per poi concludere: “L’Unione Europea ha rispetto agli Usa, un duplice handicap non solo non possiede una politica estera e di sicurezza ma anche quando si raggiunge una posizione comune, non dispone degli strumenti diplomatici e militari per porre in atto le proprie scelte”.

Sono passati 25 anni da queste denunce e non è cambiato nulla. Trump ha solo ricordato agli Europei a modo suo che la difesa va pagata e l’Europa deve decidersi a organizzarsi una volta per sempre. Un concetto, ribadito energicamente qualche giorno fa sul “Corriere della Sera” anche da Jean Claude Juncher, che ha guidato la Commissione Eu dal 2014 al 2019, per il quale: “L’Europa è obbligata a investire di più nella difesa. Non mi piace dirlo - ha sottolineato, come suona - ma deve riarmarsi. Credo che arriverà il giorno, in cui, come ho proposto nel 2015, dovremo creare un vero esercito europeo”.

Se lo dice lui, vuol dire che non si può più traccheggiare su una decisione doverosa. La generosità americana dal dopoguerra ha avuto un particolare riscontro in una tipica colorita espressione popolare come “hai trovato l’America”, perdire una grande fortuna o l’America è finita per dire l’opposto, averla persa. Oggi non è sbagliato chiedersi: è finita davvero l’America per un’Europa smemorata? Di certo c’è che spetta all’Europa deciderlo. Basta alibi! 

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