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IL NOSTRO POSTO

Se ti improvvisi allenatore, non puoi certo durare

Nel calcio la qualità degli interpreti si misura sempre sulla distanza

Se ti improvvisi allenatore, non puoi certo durare

Luciano Spalletti e il tatuaggio per il terzo scudetto del Napoli

Nel calcio la qualità degli interpreti si misura sempre sulla distanza. Perché, prima o poi, arriva il verdetto mentre la qualità, inesorabilmente, gioca un ruolo fondamentale sul successo o la mancata affermazione di una squadra. A risponderne, nella stragrande maggioranza dei casi, è colui che quella squadra la guida: l’allenatore.

Pensando, dunque, alle recenti dinamiche che interessano il mondo del pallone - spesso metafora della vita e della società in ogni suo aspetto - non ho potuto fare a meno di riflettere sulle analogie che accomunano certe recenti vicende calcistiche nostrane e il dibattito politico che qui in Campania ruota soprattutto intorno alla adeguatezza o meno dei candidati. L’esempio più chiaro per rendere il parallelismo è rappresentato dall’esonero di Igor Tudor, ormai ex mister della Juventus, cui è subentrato Luciano Spalletti.

Alla corte bianconera è arrivato proprio l’allenatore del terzo scudetto della storia azzurra, leader in campo e fuori dal rettangolo verde, guida di un formidabile team capace di vincere il tricolore con cinque giornate di anticipo e di scavare un "solco" di ben 16 punti in più dalla seconda in classifica.

Non solo: Spalletti ha suggellato quel trionfo e il suo legame con il Napoli e la città di Napoli con un tatuaggio che, al di là di tutto, gli già sta creando non poco imbarazzo con la nuova tifoseria, oltre a rappresentare una evidente contraddizione rispetto alle dichiarazioni di “fedeltà” e attaccamento ai nostri colori rese quando annunciò di voler lasciare la panchina azzurra e che per lui sarebbe stato impossibile allenare un’altra squadra in Italia.

Abbiamo visto poi ciò che è successo. Spalletti, dopo la parentesi (non proprio felice) da ct della Nazionale, è passato a quella che, calcisticamente parlando, è la peggior nemica dei napoletani. Quando si dice alla faccia della coerenza! Questa vicenda a me ha ricordato qualcosa che sta avvenendo proprio in Campania, dove in politica si ritrovano alleate fra loro persone che, per anni, se ne sono dette di tutti i colori e che ovviamente stentano a giustificare le ragioni dell’improvvisa intesa e delle mille contraddizioni irrisolte rispetto a temi e problemi. Su questo saranno gli elettori a giudicare.

Qui invece vale la pena di riflettere sotto un altro profilo: quando si parla di leader e della adeguatezza a ricoprire un ruolo - in una squadra di calcio come in uno schieramento politico - occorre preparazione, competenze, bagaglio di esperienza. Insomma, sono tutti questi fattori a dare valore ad una scelta, segnando il buon esito o meno di un progetto. Tornando alla vicenda di Tudor, se si fossero guardate un po’ di statistiche e di precedenti dell’allenatore croato prima del suo arrivo alla Juve, sarebbe suonato almeno un campanello d’allarme.

In sedici anni di carriera, Tudor ha inanellato più esoneri che successi, rappresentati questi ultimi solo da qualche “salvezza” e da qualche piazzamento in Europa League. Troppo poco per uno che era stato chiamato a risollevare le sorti di una delle più titolate e blasonate squadre al mondo. Certo qualcuno dirà: alla Juve ci è andato perché Conte è rimasto a Napoli dopo la vittoria del quarto scudetto. Ma poco cambia.

Anzi, una situazione del genere rappresenta, secondo me, una ulteriore prova che nel calcio, come nella vita, non vale quasi mai la pena di accontentarsi ed improvvisare o, peggio, di affidarsi a chi non ha le competenze per centrare un obiettivo, specie se importante. Tant’è che l’avventura di Tudor sulla panchina bianconera è rapidamente finita dopo una striscia di otto gare senza vittoria fra tutte le competizioni. È la dura legge del calcio.

Una legge che sarebbe cosa saggia rispettare anche al momento della scelta che tra poco i campani saranno chiamati a compiere. La Campania non può permettersi leader inadeguati, proposte e idee mediocri, totale mancanza di esperienza amministrativa o, peggio ancora, persone scelte perché in giro non c’era di meglio da prendere

È su questo che invito a riflettere tutti, al di là dei colori, dell’appartenenza e delle scelte di campo di ognuno, perché in ballo c’è il futuro del Nostro Posto, non le sorti di una squadra di calcio. Se ti improvvisi allenatore sei destinato a non durare, a fare la fine di Tudor o di uno Stramaccioni qualunque, con la differenza sostanziale che, quando si tratta di calcio, a pagare le conseguenze degli scarsi o disastrosi risultati sono gli allenatori mentre, quando si tratta di una regione in cui vivono oltre cinque milioni e mezzo di persone, a fare le spese del malgoverno è l’intera comunità.

Organizzare nozze coi fichi secchi va bene per chi non ha la possibilità e vuole comunque apparire grande agli occhi degli invitati, che poi, inevitabilmente se ne accorgeranno, non per chi pretende di amministrare la Campania senza avere minime competenze. Meditate campani, meditate!

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