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L'opinione
09 Dicembre 2025 - 16:16
Donald Trump
Il programma di Trump sulla strategia della sua presidenza per la Sicurezza Nazionale degli Stati Uniti è certamente un documento storico. Esso afferma di voler mantenere ed anzi accrescere il primato Usa nel mondo, soprattutto rafforzando l’economia e il benessere nel Paese, ma anche i valori spirituali, le libertà di parola e personale, quelli delle famiglie tradizionali con figli da far crescere in salute.
Importante anche mantenere il primato delle forze armate Usa puntando alla pace attraverso la deterrenza. Gli Stati Uniti non interverranno più militarmente in ogni parte del mondo e non cercheranno di cambiare regimi o di attaccare Paesi in nome della democrazia ribaltando la politica d’interventismo militare portata avanti dalle amministrazioni americane influenzate dai Neocon negli ultimi 30 anni.
Potrebbero intervenire, ma come extrema ratio, solo quando fosse realmente in gioco la loro sicurezza. Pretendono che gli alleati contribuiscano secondo le loro possibilità alla Difesa senza contare soprattutto sui soldi del contribuente americano e come si sa hanno già ottenuto questo impegno dai leader europei. Rifacendosi alla Dottrina Monroe del 1823 (mai comunque denunciata) si ribadisce che non si tollereranno influenze ostili agli Usa in tutto l’emisfero occidentale (cioè il continente americano); la Cina è ritenuta il principale avversario, da contrastare fortemente a livello economico e commerciale, ma senza provocare un conflitto militare.
Per la prima volta Washington mette per iscritto che gli Stati Uniti devono finire la percezione della perpetua espansione della NATO e prevenire il suo realizzarsi. È ciò che la Russia aveva chiesto invano per trent’anni: l’ultima volta nel dicembre 2021 per evitare l’invasione dell’Ucraina, come ammesso dallo stesso allora Segretario generale della NATO Stoltenberg. Il documento proclama anche l’impegno degli Stati Uniti ad una rapida fine delle ostilità in Ucraina e al ristabilimento di una stabilità strategica con la Russia.
Molto criticata è l’Unione Europea: si afferma che essa mini le libertà di parola e personali, opprima le opposizioni con le sue politiche woke, abbia una sconsiderata volontà di guerra. A causa dell’immigrazione incontrollata di massa in 20 anni la stessa civiltà europea sarebbe a rischio e in molti Paesi europei la maggioranza della popolazione potrebbe essere non più europea. L’immigrazione incontrollata di massa è ritenuta uno dei principali pericoli anche per gli Usa da combattere con tutti i mezzi e si auspica una collaborazione a livello mondiale tra gli Stati per impedirla.
Non si dichiara, tuttavia, nessuna intenzione di abbandonare l’Europa: anzi si afferma che l’Europa rimane strategicamente e culturalmente vitale per gli Stati Uniti, di volerne promuovere la grandezza, incoraggiare la rinascita dello spirito europeo e dei valori tradizionali occidentali e si nutrono speranze grazie alla crescita d’influenza di partiti patriottici cosiddetti sovranisti. Si sottolinea che gli attuali principali leader europei sono estremamente impopolari e che la grande maggioranza degli europei vuole la pace, ma questo desiderio non si realizza in grande misura per la sovversione dei processi democratici.
In effetti nei Paesi europei mala tempora currunt riguardo alle libertà personali e politiche. Cito solo pochissimi dei molti episodi verificatisi, ma ignorati dai media mainstream. In Gran Bretagna migliaia di persone sono state arrestate per aver postato sui social commenti molto ostili al governo e alle sue politiche e perfino pie donne che pregavano dinanzi a cliniche abortiste; l’ex deputato prima laburista e poi indipendente George Galloway, eletto per sette volte, è stato fermato per ore dall’antiterrorismo insieme alla moglie all’aeroporto di Heathrow di ritorno dalla Russia, e gli sono stati sequestrati telefonino e tablet.
Galloway, forse il politico più ostile al governo britannico, ha poi lasciato la Gran Bretagna. Peggio ancora in Germania dove si diffama e si cerca di vietare l’AFD, il principale partito di opposizione (ora primo nei sondaggi) e gli organi di stampa vicini con l’accusa infondata di neonazismo. Si tratta invece di un partito sovranista ora appoggiato dagli Stati Uniti, fondato e diretto da ex democristiani di destra che si oppone alla reintroduzione della leva militare in Germania decisa dal governo, al riarmo e cerca di promuovere la pace.
Fatto ancora più grave: il governo Merz è forse illegittimo in quanto la sua maggioranza si basa sull’esclusione dal parlamento del partito pacifista di sinistra moderata BSW molto ostile alla politica russofobica tedesca e al riarmo. Esso non è entrato in parlamento per soli 9.400 voti sui quasi 50 milioni totali. Negli Stati Uniti, in caso di risultati elettorali molto ravvicinati, il riconteggio totale dei voti in alcuni Stati è automatico anche senza una richiesta del perdente.
La leader Sahra Wagenknecht lo ha richiesto immediatamente, ma il nuovo parlamento che doveva decidere, dopo 9 mesi lo ha rifiutato sostenendo che non vi sia nessuna indicazione che possa giustificarlo. Una tesi contestabile considerato che un riconteggio parziale di solo il 10% dei seggi ha già dato all’AFD ben 4.300 voti in più e quindi, solo considerando la probabilità statistica, l’AFD ritiene di avere conseguito i voti necessari. Tuttavia il partito non si è ancora arreso e ha fatto ricorso alla Corte costituzionale tedesca. Un ulteriore rifiuto porrebbe ulteriori dubbi sul livello di democrazia della Germania.
I leader europei stanno in tutti i modi boicottando il piano di Trump per la pace in Ucraina. Guidati da Merz e Ursula von der Leyen intendono finanziare ulteriormente Zelensky con i miliardi dei beni russi sequestrati in Europa nonostante l’opposizione del presidente Usa e del Belgio che ne custodisce la maggior parte. Si tratterebbe dell’ennesima follia dopo i molti miliardi già sprecati e la crisi del benessere europeo.
Infatti molti economisti prevedono come conseguenza una catastrofe non per la Russia, ma per l’Europa. Infatti i russi potrebbero appellarsi agli organismi internazionali e chiedere un risarcimento, potrebbero anche sequestrare tutti i beni e le imprese europee in Russia facendo più danni di quanti ne riceverebbero, ma soprattutto verrebbe minata la fiducia nell’Ue come rifugio di beni e sede d’investimento dei Paesi del Sud del mondo e ciò potrebbe portare ad un crollo della valuta europea, senza parlare dell’escalation verso una guerra dell’Europa contro la Russia che significherebbe quest’azione.
Si rivolterebbero nella tomba i grandi statisti europei del passato anche recente, de Gaulle, Chirac, Mitterrand, Brandt, Schmidt, perfino la signora Thatcher, per non parlare di quasi tutti gli italiani da De Gasperi a Moro ad Andreotti, a Pertini, a Berlusconi. Essi, pur nella fedeltà all’Alleanza Atlantica, avevano sempre pensato all’Europa come ponte con l’Oriente e cercato la distensione e la cooperazione con l’Unione Sovietica e la nuova Russia.
E molti di essi consideravano la Germania, non la Russia, come il vero pericolo per l’Europa. Ricordavano benissimo che Berlino aveva provocato due guerre mondiali, occupato quasi tutta l’Europa centro-occidentale e sterminato milioni di europei (all’Est con l’aiuto dei nazionalisti ucraini e baltici).
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