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L’Italia può tornare a essere la locomotiva d’Europa

Il Sud ha margini potenziali di sviluppo molto superiori al resto della Penisola e può e deve diventare la carta decisiva per risalire le posizioni

L’Italia può tornare a essere la locomotiva d’Europa

I dati dei conti economici territoriali diffusi dall’Istat evidenziano come, dal 2019 al 2024, i pil di Sicilia, Sardegna, Campania e Lombardia siano cresciuti molto più della media Italia. In tutto il periodo considerato le due isole maggiori sono aumentati del 9,3%, a fronte dell’8,4% campano e dell’8,3% lombardo.

La media italiana è stata del 5,8%, inferiore al 7,1% della Spagna, ma superiore al 4,3% della Francia e al 4,1% del Regno Unito. Un caso a parte, drammatico almeno economicamente, è dato dalla Germania, che per l’intero arco temporale ha fatto segnare un assoluto ristagno: 0%.

La crescita italiana, peraltro, ha subito un forte rallentamento nell’ultimo anno in quasi tutte le regioni, compreso il Mezzogiorno. Le cause vanno ulteriormente approfondite, ma è fin d’ora possibile osservare, dalle analisi di dettaglio, come la ‘corsa italiana’ sia stata trainata soprattutto dal settore delle costruzioni e dai servizi, mentre l'industria ha risentito della crisi tedesca.

L’apparato produttivo, soprattutto quello di ampie aree del Nord, è infatti fortemente interconnesso con quello germanico. I conti economici territoriali dell'Istat confermano in ogni caso la svolta parziale avvenuta nel Sud. Un rilancio durato diversi anni, cui hanno dato forte impulso gli incentivi per l'edilizia e il Pnrr.

Il forte rallentamento recente deve essere un segnale per il Governo e le istituzioni territoriali. Mai come ora occorre puntare a riprendere l'andamento positivo degli anni scorsi, focalizzando sul Sud gli interventi prioritari di politica economica nazionale.

Il Sud ha margini potenziali di sviluppo molto superiori al resto della Penisola e può e deve diventare la carta decisiva per risalire le posizioni in un'Europa in cui l'Italia, si spera solo temporaneamente, è tornata nelle posizioni di coda. L'asso nella manica per invertire di nuovo, e per molti anni, la tendenza, è a portata di mano e si chiama Mezzogiorno. Terra ricca di giovani qualificati, che spesso emigrano e che invece vanno invogliati a restare e a produrre ricchezza per il loro territorio.

La strada per conseguire il risultato passa attraverso due filoni: potenziamento di servizi e infrastrutture, proseguendo il cammino virtuoso, anche se accidentato, avviato con il Piano di ripresa e resilienza; consolidamento di strumenti come la Zona economica speciale unica, sapientemente coordinata da Giosy Romano, che, se accompagnati da risorse adeguate e da una forte campagna di marketing territoriale, possono ampliare considerevolmente il tessuto industriale manifatturiero del Mezzogiorno.

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