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LETTERA AL DIRETTORE

Anno nuovo tra strage e guerre che non finiscono

Assieme a tante terribili notizie, però, dobbiamo registrare, noi campani, una bella: la nostra Regione ha finalmente un Governo, anche se ufficializzato “in limine mortis”

Anno nuovo tra strage e guerre che non finiscono

Roberto Fico

Gentile Direttore, il turbolento 2025 è alle spalle, ma l’anno nuovo si è aperto con la strage di Crans-Montana che ha fatto registrare decine di morti e un centinaia di feriti tra cui, purtroppo, tanti giovani italiani. Una incredibile tragedia.

Intanto i venti di guerra sono ancora una triste realtà in varie parti del mondo, tra cui l’Ucraina e Gaza che sono molto vicine a noi, territorialmente e per civiltà di comuni origini. Si spera sempre che un nuovo anno porti non solo buoni propositi, ma soprattutto concretezza di migliorare e migliorarsi.

La speranza è l’ultima a morire, dice un vecchio detto latino, e tutti si augurano che non muoia anche quest’ultimo barlume, dopo aver registrato tanti morti innocenti, specie bambini, nelle guerre “vicine“ a casa nostra, ma anche in altre parti del mondo, a cominciare dalla martoriata Africa, molto spesso dimenticata per le atrocità consumate in luoghi dove ancora alberga un sistema tribale, il più delle volte sotto mentite spoglie di “Stato democratico”.

Assieme a tante terribili notizie, però, dobbiamo registrare, noi campani, una bella: la nostra Regione ha finalmente un Governo, anche se ufficializzato “in limine mortis”, come si usa dire: all’ultimo momento del 31 dicembre del 2025. “Alleluia”: è stata chiamata “la Giunta di San Silvestro”, frutto, come è ben noto, di estenuanti trattative tra i partiti ufficiali e i rappresentanti delle liste “fai da te” che pure hanno un peso con i consiglieri eletti nel nuovo Consiglio regionale.

Una Giunta di “altissimo spessore”, come era stato annunciato dallo stesso Presidente Roberto Fico, all’indomani della sua scontata elezione. Mi sfugge, per la verità, il motivo alla radice del superlativo assoluto usato per i pur egregi assessori nominati.

Secondo la “Treccani”, il superlativo esprime una qualità al massimo grado, senza confronti, e in questo caso trovo davvero difficoltà a individuare qualche “Nobel” che ci amministrerà per i prossimi 5 anni. Per fortuna, il “nostro” neo-Presidente, con la sua grande capacità di mediazione e la sua innegabile “esperienza parlamentare”, ha conservato per sé la delega alla Sanità e quella al Bilancio.

Sono settori della Pubblica Amministrazione strategici e complementari: la Sanità che assorbe metà del bilancio regionale, e lo stesso bilancio che deve parametrare tutti gli interventi pubblici per altri settori, in ragione delle spese per la Sanità e del Personale.

Sono certo che il Presidente Fico, dall’alto della sua funzione di essere stato il fautore delle eccelse scelte operate per gli assessori, eserciterà la sua capacità per il settore più delicato (e più malandato) dell’amministrazione regionale, qual è appunto la Sanità.

Non posso, a questo punto, non registrare una riflessione politica generale, che mi viene a mente, avendo studiato a fondo le origini e le finalità del Movimento 5 Stelle, cui Fico aveva affidato le sue aspettative come normale cittadino prima, poi come fervido attore primario all’interno della struttura stessa.

L’aver ottenuto la legittimità popolare, seppure dalla minoranza degli aventi diritto al voto, con il 60% delle preferenze avrebbe consentito al neo-Presidente di dettare la linea “rivoluzionaria” che il Movimento stesso ha da sempre propugnato, e lo stesso ha continuato ad affermare durante la campagna elettorale.

Qualche ottimo giornalista ha fatto un elenco dei buoni propositi mancati: l’avversione alla partitocrazia; il legame alla società civile (oggi assente negli incarichi, perché anche qualcuno che sembra tale, è legato ad una “zona politica”), la democrazia diretta, la meritocrazia, l’allergia verso i rituali del sistema (qualcuno ricorderà cosa rispose la neo-deputata Lombardi dei 5 Stelle all’incaricato Presidente del Consiglio del Pd Bersani, seduta al tavolo delle trattative per il nuovo Governo). Niente di tutto questo è accaduto.

Il rituale si è ripetuto anche stancamente, tenendo sempre in vista il bilancino del farmacista e, soprattutto, il vituperato, ma sempre efficace, “Manuale Cencelli”. Eppure, la carica del neo-Governatore, a differenza di quanto succede con il Presidente del Consiglio, che ha continuamente bisogno della maggioranza, altrimenti può venire sostituita con altri designati dal Presidente della Repubblica, è “blindata”: o lui, o nessun altro, perché un qualsiasi voto di sfiducia o le stesse dimissioni del Presidente della Regione portano allo scioglimento dell’intero Consiglio.

E vorrei vedere quale consigliere, di maggioranza o di minoranza, voglia “tornare a casa”, affrontando nuove elezioni. Credo che lo stesso sindaco di Napoli Manfredi, vero architetto della candidatura di Fico, sia rimasto un po' deluso per una Giunta che propugnava egli stesso essere un mix tra politici e veri tecnici.

La “discontinuità” col passato, tanto sbandierata dalla stessa Segretaria del Pd Schlein è smentita nei fatti con la nomina del “delfino” dell’ex Governatore De Luca, Fulvio Bonavitacola, cui è stata affidata una delega di peso, come quella delle attività produttive e sviluppo economico.

Ultima “ciliegina”, poi, è che il Pd, primo partito in Campania, non ha inserito nessuna donna nella Giunta. E la “parità di genere” di cui la Schlein è propugnatrice assoluta? Macchè: era una battuta! E poi si è tanto criticato, nella Prima Repubblica il “sistema doroteo”. Più doroteismo di così non c’è esempio nel passato.

E la Minoranza come commenta questa “sceneggiata”? Abbiamo assistito a dichiarazioni di “opposizione istituzionale”, che vuol dire tutto e niente. Con questi presupposti il 56% dei campani che aveva disertato le urne aumenterà ancora, stanchi di questi partiti incapaci di recepire i bisogni delle reali esigenze dei cittadini.

Ma, forse, i partiti e movimenti stessi vogliono che sia così: non votando la maggioranza degli italiani, quelli che restano sono per la massima parte espressione dei “potentati” radicati, che diverrebbero “pura minoranza”, se al voto si recassero tutti.

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