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Soccavo e Pianura, il futuro di Napoli comincia dai margini

I due quartieri rappresentano un banco di prova decisivo perché uniscono densità abitativa, posizione strategica ed energie sociali e commerciali spesso sottovalutate

Soccavo e Pianura, il futuro di Napoli comincia dai margini

Via dell'Epomeo a Napoli

Come ho già avuto modo di scrivere più volte su queste pagine, il futuro di Napoli non si gioca solo nel suo centro storico o nelle aree più esposte al turismo, ma soprattutto nella capacità di integrare le periferie in un disegno urbano coerente e duraturo.

Soccavo e Pianura non sono quartieri marginali per destino, ma territori strategici che possono e devono diventare concentrici allo sviluppo della città, parte attiva dell’allenamento economico, sociale e civile di Napoli. Torno a ribadirlo: una città che cresce concentrando risorse e attenzione solo su alcuni assi rischia di diventare una città vetrina, bella ma fragile, circondata da aree sempre più impoverite.

È una deriva che Napoli non può permettersi. Soccavo e Pianura rappresentano un banco di prova decisivo perché uniscono densità abitativa, posizione strategica ed energie sociali e commerciali spesso sottovalutate. L’ho sostenuto in precedenti interventi: la rigenerazione non può ridursi a operazioni episodiche o a interventi di facciata, ma deve poggiare su una strategia chiara di investimenti strutturali che riguardino mobilità efficiente, manutenzione urbana, sicurezza percepita, scuole, impianti sportivi, spazi pubblici curati e cultura diffusa.

In particolare, su Soccavo ho più volte indicato la necessità di puntare su un modello di sviluppo urbano capace di integrare funzioni diverse, rafforzando il commercio di prossimità e valorizzando assi fondamentali come via Epomeo, affinché il quartiere diventi un polo attrattivo per l’intera area occidentale della città.

Pianura, invece, continua a scontare anni di ritardi e di assenza di investimenti strutturali, e proprio lì si misura la credibilità delle politiche pubbliche quando si parla di inclusione e riequilibrio territoriale. Come ho già scritto, il futuro di Napoli non può essere affidato alla sola rendita dell’immagine o al turismo, perché senza una crescita equilibrata lo sviluppo resta fragile e ingiusto.

Anche la questione giovanile si intreccia strettamente a questo tema: molti giovani crescono nelle periferie occidentali, ma senza prospettive concrete rischiano di restare intrappolati in una marginalità che alimenta sfiducia e abbandono. Trattenere talenti significa portare lavoro, formazione e innovazione anche fuori dal centro.

Continuo a credere, e lo ribadisco, che la politica sia chiamata a una responsabilità chiara: meno annunci, più continuità amministrativa, più ascolto dei territori e una visione capace di tenere insieme centro e periferie in un unico progetto urbano. Il futuro di Napoli non si costruirà solo nelle sue piazze più iconiche, ma nelle strade di Soccavo, di Pianura e di tutti quei quartieri che chiedono di essere riconosciuti come parte viva della città. Senza periferie integrate e attrattive, Napoli rischia di restare bellissima, ma incompleta.

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