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Il crepuscolo dell’anno: quando il tempo diventa memoria

La percezione dello scorrere del tempo si fa acuta proprio quando l'anno sta per finire

Il crepuscolo dell’anno: quando il tempo diventa memoria

Esiste un momento preciso dell'anno in cui il mondo intero sembra fermarsi per guardare indietro. Non è il momento del bilancio razionale, della conta dei successi e dei fallimenti: quello viene dopo, quando il cuore ha imparato a trattenere le lacrime. È piuttosto quello stato sospeso, quella dolce malinconia che precipita su di noi come una nebbia d'autunno, quando le ultime foglie cadono dal calendario e comprendiamo, ancora una volta, che tutto ciò che abbiamo vissuto non tornerà più.
La malinconia di fine anno non è una semplice tristezza. È qualcosa di più stratificato e di più nobile. È la consapevolezza acuta che il tempo non è una linea che possiamo toccare, ma un fiume che ci attraversa, portando con sé frammenti di noi stessi: volti amati, conversazioni dimenticate, momenti di bellezza che non abbiamo saputo trattenere. Guardare l'anno che muore è come guardare il proprio riflesso nell’acqua in movimento di un ruscello e il ricordo di ogni giorno che è passato è la piccola morte di ciò che potevamo essere, così comeogni anno che tramonta è una parte di noi che scompare nella notte.
La percezione dello scorrere del tempo si fa acuta proprio quando l'anno sta per finire. Non è una riflessione astratta, bensì una sensazione quasi fisica: il brivido di comprendere che non riavrai indietro questi giorni, queste ore, questi istanti. Qualcuno con cui avresti potuto parlare ha scelto un'altra strada. Un messaggio che avresti dovuto scrivere resterà per sempre incompiuto. Un viaggio rimandato ancora una volta, una carezza non data: tutto questo, accumulato come neve sulle spalle, diventa il peso della malinconia.
Eppure, c'è una forma di bellezza in questa tristezza. È la bellezza di chi ha amato e sa che l'amore non è eterno: non perché finisce, ma perché è destinato a trasformarsi in ricordo. È la bellezza delle parole migliori che vengono sempre dopo, quando è troppo tardi per dirle a chi avrebbe dovuto ascoltarle. È la bellezza di coloro che capiscono che la vita non è un succedersi di momenti felici, ma una tessitura di momenti memorabili e i momenti memorabili sono spesso quelli in cui comprendiamo di stare perdendo qualcosa. E tuttavia, chi sente profondamente il dolore della caducità ha imparato qualcosa che nessun libro può insegnare: una rosa è bella precisamente perché appassirà, un momento con una persona cara è prezioso proprio perché non lo avremo per sempre. La fine dell'anno ci ricorda, insomma, che essere vivi significa amare nonostante il dolore, nonostante la perdita, nonostante la certezza assoluta che tutto ciò che amiamo ci verrà strappato.
Così, quando l'anno nuovo nascerà dalle ceneri di quello vecchio, porteremo con noi questa malinconia come un tesoro clandestino. Non sarà la malinconia della disperazione, ma quella della memoria. E nella memoria, se abbiamo la grazia di saperla custodire, tutto ciò che è passato vive ancora, non come è stato, ma come è diventato: immortale nel nostro cuore, eterno nella nostra “saudade”.
E questa, forse, è la più bella vendetta contro il tempo: trasformare tutto ciò che perdiamo in ciò che non dimenticheremo mai.

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