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La riflessione

Gli opinionisti e i classici “due pesi e due misure”

Il Prodotto interno lordo dell’Italia cresce dello 0,6% nell’anno in corso

Gli opinionisti e i classici “due pesi e due misure”

In questi giorni di festività ci capita spesso di avere un po' più di tempo a disposizione per usare il nostro telefonino non esclusivamente per inviare gli auguri ad amici e parenti o rispondere alle telefonate di auguri, sovente particolarmente gradite. E ci capita così di dare uno sguardo, magari distratto, anche alle notizie giornalistiche che corrono sul Web e affollano le “memorie” telefoniche dei nostri cellulari. Di buon mattino, ho letto notizie fresche di stampa e sono rimasto davvero interdetto dall’apertura del settimanale “Milano Finanza” che titola così: “Italia, spread ai minimi e promozione delle agenzie di rating non bastano più. Nel 2026 il Pil deve tornare a correre, altrimenti….
Vi tralascio le argomentazioni a dir poco apocalittiche e fuori da ogni logica di natura economica riportate dal settimanale milanese.

Argomentazioni che potrebbero essere confutate con disinvoltura da un allievo delle prime classi di un Istituto Tecnico per Ragionieri per la ”costruzione” del pezzo senza un approfondimento tecnico-finanziario e senza una analisi men che meno sufficiente rispetto agli scenari di politica economica su base europea e internazionale entro i quali si muove il nostro Paese e la nostra economia, in questi anni di guerra. Quel che ci indigna, ma non ci stupisce più di tanto, è l’esagerazione, se non l’esasperazione, con la quale si ricercano ad ogni costo delle autentiche “bufale” da pubblicare con disinvoltura, facendole passare per analisi economico-finanziarie di grande acume e rigore scientifico. E invece, amici miei, si tratta solo di balle, costruite a tavolino con titoli altisonanti al solo scopo di disorientare i lettori. Di indirizzare costoro a crearsi una opinione falsa e fuorviante, quasi che il Governo nazionale navighi nel più assoluto scenario di nebbia fitta e quindi alla cieca, nel bel mezzo delle acque agitate dell’economia mondiale. E dunque pronti ad un ipotetico quanto improbabile naufragio.

Si sostiene nel titolo di questo articolo che tutti i risultati in tema di economia sin qui ottenuti dal nostro Paese non bastano più. E auspica, l’autore, in un ritorno alla crescita del Pil. La prima falsità sta proprio in questa affermazione; tant’é che il Prodotto interno lordo dell’Italia cresce dello 0,6% nell’anno in corso. E la previsione della Banca d’Italia per il 2026 si attesta sugli stessi valori percentuali. Mentre crescerà ancora nel corso del 2027 (0,8%) e nel 2028 supererà il 9% (dati ufficiali di Bankitalia). Con ciò denotando una crescita costante, prudente, efficace. Una crescita senza dubbio, non eclatante, ma che viene raggiunta nonostante l’economia di guerra che l’Europa intera sta attraversando con i conflitti in Ucraina e in Medio Oriente, con gli sconquassi che ne derivano a tutti i livelli, compreso la scarsa fiducia e la insicurezza dei mercati globali, avvertita a livello mondiale.

Ultima riflessione che vorremmo sottoporre ai nostri lettori: il distratto estensore dell’articolo di Milano Finanza ci annuncia pure che il calo dello spread e i lusinghieri risultati ottenuti dal nostro Paese negli ultimi due anni con le ripetute promozioni internazionali ottenute in termini di rating, non sono più sufficienti o non bastano. Peccato per chi scrive che grazie a questi risultati eccezionali della nostra economia, internazionalmente riconosciuti, il debito pubblico del nostro Paese cala significativamente e progressivamente, l’occupazione raggiunge valori mai registrati, compreso quella femminile, l’inflazione è stabile, gli investimenti italiani ed esteri crescono in maniera esponenziale, la stagione dei rinnovi dei contratti nazionali di lavoro è in piena attività e che la riduzione delle aliquote di tassazione porteranno ancora maggiore liquidità nelle tasche dei lavoratori e pensionati italiani. Con tanti saluti ed auguri ai catastrofisti nostrani!

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