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L'opinione
07 Gennaio 2026 - 09:25
Il 2025 è finito senza che il Ministero dell’Interno pubblicasse i numeri ufficiali dell’anno circa i femminicidi e, in generale, sulla violenza contro le donne. A novembre 2024 li conoscemmo solo perché il Ministro Piantedosi li diramò nel corso di un evento pubblico presso la Luiss di Roma.
Da allora altri dati ufficiali risalgono a settembre 2025 inseriti, però, nel novero di ogni tipo di delitto. Sembra inspiegabile che per una piaga sociale così grave manchino aggiornamenti costanti e un bilancio numerico a fine anno che possa servire a chi se ne occupa per commentare l’andamento annuale di questa piaga sanguinante.
Insomma, c’è da chiedersi perché alle ripetute dichiarazioni di interessamento e di volontà di vicinanza espresse per ogni grave episodio segua, poi, da parte istituzionale un vuoto che impone a chi ne voglia parlare di non riportare numeri non ufficiali col rischio di diffondere cifre prive di veridicità.
Non esiste, insomma, una banca dati ufficiale istituzionale sui femminicidi. Fonti accreditate affermano che il sistema di aggiornamento dei dati consolidati sui femminicidi sia trimestrale e che ciò possa creare ritardi e lacune nella loro disponibilità. Pare, quindi, che il problema sia di aggiornamento costante e che, come un po' in tutte le amministrazioni, la carenza di organico renda tutto ancora più complicato.
E dunque? Che valore ha la proclamata sensibilità al fiume di sangue che continuamente scorre per colpa di tanti ex che non sanno evolversi dall’uso della violenza bruta alla fine di una relazione? Restano, purtroppo, parole prive di una programmazione sistematica che accerchi e sconfigga il maschilismo troppo imperante nei comportamenti diffusi della maggioranza degli uomini.
Eppure, stando ai discorsi ufficiali del governo, sembra che nell’anno appena passato siano state decise misure importanti: l’approvazione della legge che identifica il femminicidio come reato autonomo con la pena dell’ergastolo, il potenziamento dei fondi per i centri anti-violenza e le case rifugio e la promozione, a richiesta, di attivitàdidattiche sull’affettività e la sensibilizzazione.
Queste misure segnano qualche passo in avanti ma non hanno la capacità di incidere strutturalmente sui fattori socio-culturali che alimentano la violenza sulle donne. Diverso è l’esempio dell’Australia che con un approccio più articolato, secondo il Global Gender Gap Report 2025 del World Economic Forum, è passata in questa graduatoria dal 24° posto nel 2024 al 13° nel 2025.
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