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l'opinione
08 Gennaio 2026 - 09:20
Creato il 26 marzo 1991, il Mercosur ha come obiettivo quello di dinamizzare e snellire le relazioni commerciali tra Brasile, Argentina, Uruguay e Paraguay. La regolamentazione delle tariffe, le unioni doganali e la liberalizzazione del commercio sono state le misure adottate per aumentare gli scambi commerciali tra quei Paesi. Dopo grandi polemiche, il governo del PT in Brasile riuscì a far sì che il Venezuela si associasse al Mercosur nel 2012, ma il Venezuela fu sospeso nel 2016 per il mancato rispetto della clausola democratica.
Esistono Paesi dell’America Latina che, pur non essendo membri a pieno titolo del Mercosur, sono considerati Paesi associati poiché hanno accordi di libero scambio più limitati con i quattro Paesi fondatori. Sono: Bolivia, Cile, Colombia, Ecuador, Guyana, Perù e Suriname. I Paesi del Mercosur adottano la libera circolazione delle persone e dei servizi; pertanto, con un diploma riconosciuto, professionisti di diversi settori possono lavorare in ciascuno dei Paesi membri e l’ingresso nei Paesi può avvenire mediante la presentazione del documento d’identità del Paese di origine.
All’ultimo vertice del Mercosur, il 20 dicembre, sono proseguite le discussioni che durano da oltre 25 anni sulla proposta di un accordo commerciale con l’Unione Europea. L’accordo è stato più volte ostacolato da questioni legate alla protezione dell’ambiente e a richieste di tipo sanitario. Le critiche riguardanti l’uso di pesticidi e la deforestazione nei Paesi latino-americani sono frequenti nell’ Unione Europea. Tali critiche sono fondate sotto alcuni aspetti, ma il loro vero sfondo è l’intento di proteggere i produttori europei dall’ agrobusiness latino-americano, in particolare brasiliano, sempre più competitivo e con grandi possibilità di espansione grazie alla disponibilità di terra e ai progressi tecnologici degli ultimi anni. Francia, Polonia e Italia sono stati i principali portavoce delle preoccupazioni relative all’accordo commerciale tra Mercosur e Unione Europea.
Il clima del vertice ha fatto registrare tensioni tra Lula e Javier Milei, ha portato a un comunicato finale che ha evitato riferimenti alla situazione del Venezuela – per non alimentare ulteriori polemiche – e ha evidenziato il malcontento dei governanti latino-americani per la mancata firma dell’ accordo. Non si deve tuttavia pensare che vi sia unanimità in America Latina sull’accordo. In Brasile, vi è chi ritiene che la tendenza degli europei a creare salvaguardie per i propri prodotti agricoli, settore in cui sono meno competitivi, e a ottenere vantaggi nell’esportazione di prodotti industriali ad alto valore aggiunto verso l’America Latina renda l’accordo dannoso per i membri del Mercosur e che quindi non debba essere firmato, poiché consoliderebbe la condizione attualedell’America Latina come regione esportatrice di prodotti a basso valore aggiunto.
Adesso l’aspettativa è che l’accordo venga firmato entro questo mese. Ma va tenuto presente che la sua portata suscita incertezze sulle ampie conseguenze che potrebbe comportare. Per l’Europa, la maggiore resistenza proviene dal settore agricolo. In misura minore, esiste una preoccupazione latino-americana per il proprio mercato dei prodotti industriali più elaborati. L’argomento protezionista è più forte in Europa, ma è presente anche nello scenario latino-americano. L’ Europa, per molti anni vissuta sotto l’ombrello protettivo degli Stati Uniti, si è abituata a consumarsi in dibattiti interminabili, molti dei quali derivano dall’ artificiositàdell’architettura politica dell’Unione Europea.
Quest’ultima facilita il processo di apparente convergenza degli interessi tra i Paesi membri, ma ha difficoltà nel valutare e rispettare i loro interessi essenziali. È chiaro che le misure che dinamizzano gli scambi commerciali sono potenzialmente interessanti, ma non sono obbligatorie e devono assicurare vantaggi, che non sempre è facile determinare. Se un accordo sul Mercosur non fosse possibile, che ciascuna parte segua il proprio cammino senza rancori o rivalità anomale. La situazione somiglia a quei fidanzamenti che durano a lungo fino al punto che non possono più continuare. La soluzione finale non può che essere una sola, sposarsi o separarsi.
*Docente di Filosofia politica Università Federale del Ceará
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