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Il Pnrr sta riducendo
la dispersione scolastica

Sempre in campo scolastico, gli interventi sull'edilizia hanno riguardato 10 mila edifici, più di un quarto del totale, per una spesa complessiva di circa 12 miliardi

Il Pnrr sta riducendo
la dispersione scolastica

La dispersione scolastica in Italia si sta riducendo grazie agli interventi posti in atto avvalendosi delle risorse del Pnrr. Il problema era rilevante, prima dell’avvio del Piano il tasso di abbandono precoce era del 13,5%. L’intesa con l’Ue era di raggiungere il 10,2% per poi centrare entro il 2030 l’obiettivo di abbassarla sotto il 9%. Ebbene, secondo le stime Invalsi a fine 2025 siamo già all’8,3%. Un altro miglioramento rispetto al dato già molto incoraggiante del 2024, quando il tasso riscontrato era stato del 9,8%.

Trattandosi di previsioni da confermare, non si può ancora annunciare di avere conseguito il target fissato per il 2030 con cinque anni di anticipo. Una considerazione si può tuttavia farla, pur in mancanza di dati disaggregati. La situazione migliora anche nel Sud, dove il problema ha risvolti più preoccupanti, in quanto spesso collegabile a fasce di emarginazione sociale, terreno fertile per la criminalità.

È vero che nel Meridione il fenomeno resta più accentuato, basta pensare che a fine 2024 il tasso in Sicilia era ancora superiore al 15%, in Sardegna era appena sotto il 15%, in Campania si attestava sul 13%. Ma, a parte il fatto che vi sono regioni come Calabria (10,8%) e Puglia (9.9%), dove i risultati ottenuti già si avvicinavano a quelli del Centro Nord, va sottolineato come il percorso sia virtuoso per tutti. La Sicilia nel 2015 era molto sopra il 20%, la Campania oltre il 18%, Puglia e Calabria si aggiravano tra il 16 e il 17%.

Vi sono criticità, sia nell’impostazione che nella gestione e attuazione degli interventi del Pnrr, a cominciare dalla decisione del Governo Draghi di limitare la riserva per il Mezzogiorno al 40% delle risorse, mentre avrebbe dovuto essere molto più elevata, visto che erano stati i divari del Sud a determinare l’assegnazione di un importo all’Italia superiore a quelli di qualsiasi altro Paese Ue.

Ma è incoraggiante che dei risultati, dalla diminuzione dei tempi dei processi ai miglioramenti ottenuti appunto nel campo dell’istruzione, siano stati fatti e abbiano inciso sulla qualità della vita e dei servizi di questo Paese.

Sempre in campo scolastico, gli interventi sull’edilizia, dalla messa in sicurezza degli istituti alla costruzione di nuove scuole, dalla digitalizzazione delle aule alla creazione di asili nido (ancora insoddisfacente per il Sud) e all’implementazione di mense e palestre, gli interventi hanno riguardato 10 mila edifici, più di un quarto del totale, per una spesa complessiva, tra Pnrr e altri fondi, di circa 12 miliardi. Un impegno da continuare con determinazione.

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