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L'opinione
10 Gennaio 2026 - 09:00
Napoli vive una stagione complessa e affascinante allo stesso tempo. È una città che sorprende per vitalità, creatività, capacità di reinventarsi, ma che continua a soffrire per una fragilità strutturale: la distanza tra istituzioni e cittadini.
Una distanza che non nasce oggi, ma che oggi pesa più che mai. Perché una comunità che delega tutto e partecipa poco finisce per indebolire se stessa. La partecipazione civica non è un concetto astratto. È la differenza tra una città che subisce e una città che costruisce.
Significa prendersi cura degli spazi comuni, informarsi, pretendere trasparenza, proporre soluzioni, non limitarsi a commentare sui social o a lamentarsi al bar. Significa, soprattutto, riconoscere che il bene pubblico non è “di nessuno”, ma di ciascuno di noi. Napoli ha una tradizione straordinaria di associazionismo, volontariato, comitati, movimenti culturali. Eppure, negli ultimi anni, questa energia si è frammentata.
Troppi gruppi agiscono in solitudine, troppi cittadini si sentono irrilevanti, convinti che “tanto non cambia nulla”. È una profezia che si autoavvera: se non partecipiamo, nulla cambia davvero. Eppure i segnali di risveglio ci sono. Giovani che organizzano iniziative nei quartieri, professionisti che mettono competenze a disposizione, realtà culturali che aprono spazi di confronto.
Sono germogli preziosi, ma hanno bisogno di un terreno fertile: istituzioni capaci di ascoltare e cittadini pronti a mettersi in gioco. La sfida, allora, è ricostruire un patto civico. Non un’alleanza formale, ma un atteggiamento collettivo. Le istituzioni devono tornare leggibili, accessibili, affidabili.
I cittadini devono tornare protagonisti, non spettatori. Non si tratta di sostituirsi alla politica, ma di accompagnarla, stimolarla, controllarla, quando serve anche criticarla con fermezza e rispetto. Napoli non può permettersi di restare ferma. Ha bisogno di una comunità che si riconosce, che dialoga, che partecipa.
Perché una città cresce quando cresce il senso civico di chi la abita. E perché nessuna trasformazione sarà mai possibile senza la forza, la voce e la responsabilità dei suoi cittadini.
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