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L'opinione
12 Gennaio 2026 - 09:01
Da troppo tempo il racconto pubblico dell’Italia utilizza il Sud come palcoscenico privilegiato del disagio, della marginalità, delle ferite sociali. È una scelta narrativa ricorrente, soprattutto nella fiction e nel racconto audiovisivo, che finisce per trasformare interi territori in simboli permanenti dell’emergenza.
Non si tratta di negare i problemi né di attenuare la durezza di realtà che richiedono interventi seri, strutturali e continui. Il punto è un altro: quando la narrazione diventa selettiva, quando gli stessi luoghi vengono sistematicamente scelti per rappresentare il lato oscuro del Paese, non siamo più di fronte a una semplice restituzione del reale, ma alla costruzione di un immaginario parziale e distorto.
Napoli e la sua area metropolitana vengono spesso raccontate come un laboratorio permanente di crisi. Altrove, dove esistono criticità sociali, educative e urbane non meno gravi, si preferisce uno sguardo più sobrio, talvolta persino protettivo. È come se alcune parti del Paese dovessero preservare un’immagine di efficienza e normalità, mentre il Sud potesse essere utilizzato come materia prima per storie “forti”, “dure”, “di denuncia”, funzionali a un certo racconto nazionale.
Il risultato è un immaginario sbilanciato che non resta confinato allo schermo: incide sull’autostima dei territori, sulle opportunità dei giovani, sulla reputazione internazionale di città che, nonostante tutto, continuano a produrre cultura, innovazione, solidarietà e bellezza. Quando un luogo viene raccontato quasi esclusivamente attraverso le sue ferite, quelle ferite finiscono per diventare un’identità imposta.
Nessuno chiede al servizio pubblico di smettere di raccontare il disagio o le periferie del Sud. Si chiede, però, equilibrio, responsabilità, pluralità di sguardi. Per ogni racconto che mostra il male, dovrebbe essercene uno capace di restituire anche il bene, la vitalità, la complessità di un Mezzogiorno che non è solo emergenza, ma anche risorsa, energia, visione.
Continuare a rappresentarlo esclusivamente attraverso le sue ombre significa contribuire a mantenerle aperte. Restituirgli invece la sua interezza, luci e ombre, problemi e potenzialità, sarebbe un atto di maturità nazionale e un dovere per un servizio pubblico che voglia davvero parlare al Paese intero.
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