Tutte le novità
L’INTERVENTO
13 Gennaio 2026 - 10:49
L’introduzione del Green Pass durante l’emergenza Covid-19 ha rappresentato uno dei passaggi più controversi della gestione pandemica in Italia. Presentato come strumento sanitario volto a ridurre il rischio di contagio e a incentivare la vaccinazione, il Green Pass ha in realtà assunto una funzione molto più ampia, con rilevanti implicazioni giuridiche, sociali ed etiche. Un’analisi critica consente di mettere in luce le principali problematiche connesse al suo utilizzo e di interrogarsi sulla reale proporzionalità ed efficacia della misura.
Formalmente, il Green Pass non imponeva un trattamento sanitario obbligatorio, poiché lasciava la possibilità di ottenere la certificazione anche tramite tampone o guarigione. Tuttavia, nella pratica, soprattutto con l’estensione dell’obbligo nei luoghi di lavoro e nei servizi essenziali, esso ha operato come una forma di pressione indiretta alla vaccinazione.
Il costo economico e organizzativo dei tamponi, unito alla loro validità temporale limitata, ha reso questa alternativa poco sostenibile nel medio periodo. Di conseguenza, molti cittadini si sono vaccinati non tanto per convinzione sanitaria, quanto per evitare l’esclusione dalla vita sociale e lavorativa. Questo aspetto ha sollevato dubbi sulla reale libertà di scelta, trasformando il Green Pass da strumento di prevenzione a meccanismo di condizionamento.
La Corte costituzionale ha ritenuto il Green Pass compatibile con la Costituzione, richiamando il principio di tutela della salute collettiva (art. 32 Cost.) e quello di solidarietà sociale. Tuttavia, la legittimità costituzionale non coincide necessariamente con l’assenza di criticità sul piano politico e sociale.
La Corte ha valutato le misure nel contesto dell’emergenza, attribuendo ampio margine di discrezionalità al legislatore. Ciò ha portato a una compressione significativa di diritti fondamentali, come il diritto al lavoro e alla partecipazione sociale, giustificata da una situazione eccezionale ma applicata in modo generalizzato.
La critica principale riguarda proprio la proporzionalità: il Green Pass è stato esteso anche in fasi in cui il sistema sanitario non era più sotto pressione estrema, mantenendo restrizioni che apparivano sempre meno giustificate dal punto di vista epidemiologico.
È innegabile che il Green Pass abbia contribuito ad aumentare rapidamente la copertura vaccinale. Tuttavia, questo risultato quantitativo va valutato criticamente sul piano qualitativo. L’adesione indotta da restrizioni e penalizzazioni rischia di minare la fiducia nelle istituzioni sanitarie, alimentando diffidenza e polarizzazione sociale.
Invece di rafforzare una cultura della prevenzione basata sull’informazione e sulla responsabilità individuale, il Green Pass ha spesso accentuato una divisione tra cittadini “conformi” e “non conformi”, favorendo un clima di conflitto e stigmatizzazione.
Inoltre, il presupposto implicito che il possesso della certificazione garantisse sicurezza ha contribuito a una falsa percezione di protezione, non sempre coerente con l’evoluzione scientifica sul contagio e sulla trasmissibilità del virus anche tra i vaccinati.
Un ulteriore elemento critico riguarda l’impatto del Green Pass sulle fasce più fragili della popolazione. L’accesso ai tamponi, alle piattaforme digitali e alle informazioni non è stato uguale per tutti. In questo senso, la misura ha rischiato di accentuare disuguaglianze sociali ed economiche, colpendo in modo sproporzionato lavoratori precari, anziani meno digitalizzati e soggetti con difficoltà di accesso ai servizi sanitari.
Il Green Pass ha rappresentato una risposta rapida e incisiva a una crisi senza precedenti, ma il suo utilizzo solleva interrogativi profondi sul rapporto tra Stato, cittadino e diritti fondamentali. Se da un lato ha contribuito ad accelerare la campagna vaccinale, dall’altro ha mostrato i limiti di una gestione dell’emergenza fondata più sulla coercizione indiretta che sulla costruzione del consenso.
La Fondazione Mediterraneo auspica che per il futuro, di privilegiare strumenti di sanità pubblica basati sulla trasparenza, sulla fiducia e sulla partecipazione consapevole, evitando che l’emergenza diventi un precedente per la normalizzazione di restrizioni estese e prolungate dei diritti fondamentali.
*ematologo
© RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo