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L’OPINIONE

Ben 26 anni di trattative: il mercato più grande del mondo

Il dato più eclatante riguarda le proiezioni di crescita dei relativi export

Ben 26 anni di trattative: il mercato più grande del mondo

Ci sono voluti 26 anni di trattative, ma, alla fine, la montagna non ha partorito un topolino. L’intesa tra l’Unione Europea e i Paesi del Mercosur (Argentina, Brasile, Paraguay e Uruguay) porta alla creazione della zona di libero scambio più grande del mondo, più di 700 milioni di persone.

Si tratta di un accordo fondamentale, perché cambia notevolmente le prospettive di sviluppo sia in Europa che in America Latina. Per Bruxelles significa 4 miliardi di dazi risparmiati. Ma il dato più eclatante riguarda le proiezioni di crescita dei relativi export.

Entro il 2040 le vendite di beni Ue nell’area del Mercosur aumenteranno di circa 50 miliardi. L’export attuale di 55,2 miliardi sarà difatti quasi raddoppiato. Anche per i Paesi latinoamericani il beneficio sarà consistente, anche se proporzionalmente più limitato, con un aumento delle esportazioni verso l’Ue da 56 a 65 miliardi.

In uno scenario internazionale dominato dalle politiche protezionistiche Usa e dal conseguente innalzamento dei dazi, l’intesa dell’Unione Europea con il Mercosur ha un valore sia commerciale che politico. E bene ha fatto il Governo italiano ad avallarla, dopo avere ottenuto adeguate garanzie per salvaguardare il settore agricolo, esposto ai rischi dell’incremento delle importazioni sudamericane.

Troppo importante era infatti per l’Italia assicurare margini di crescita notevolissimi alle vendite di prodotti industriali, dalla chimica alla farmaceutica, dai macchinari ai mezzi di trasporto. L’Italia, dopo la Germania, è il secondo Paese Ue per esportazioni nel Mercosur, per oltre il 94% inerenti il comparto industriale.

Con l’intesa, malgrado le tensioni commerciali sul fronte tariffario Usa, diventa più realistico l’obiettivo dell’Esecutivo guidato da Giorgia Meloni di portare entro il 2027 il valore complessivo dell’export nazionale dagli attuali 623 ad almeno 700 miliardi.

Non mancano riflessi positivi per l’industria meridionale, non solo per l’ulteriore sviluppo che l’intesa potrà assicurare al boom in atto da anni nelle esportazioni del settore farmaceutico, ma anche per la prevista crescita di circa il 50% delle vendite di prodotti agroalimentari nell’area del Mercosur, fino a 400 milioni di export aggiuntivo.

L’accordo prevede inoltre il riconoscimento da parte degli Stati sudamericani di 57 indicazioni geografiche italiane, al momento prive di tutela in quell’area. Tra i beneficiari, le aziende produttrici della mozzarella di bufala campana e del pomodoro San Marzano dell’agro sarnese-nocerino.

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