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IL NOSTRO POSTO
14 Gennaio 2026 - 08:00
La politica è costruzione, indipendentemente dall’appartenenza e dagli schieramenti, almeno io la penso così. E questo deve valere ancora di più in una Campania che, negli ultimi 10 anni, ha vissuto, al di là della retorica e degli annunci, una stagione particolarmente buia e fallimentare, a partire da un settore nevralgico per una comunità come quello dei trasporti.
Di fronte a questo stato di cose, il rischio più autentico che ora corrono i campani è quello di una ulteriore stagione di immobilismo, di assenza di visione e di idee. Ecco perché sento il dovere, relativamente a un settore che conosco e di cui da tempo ho analizzato e denunciato le evidenti carenze e le criticità, di indicare alcune linee strategiche a mio avviso indispensabili per risollevare le sorti del trasporto pubblico in Campania, a cominciare dalla tratta della Circumvesuviana, riconfermatasi per l’ottavo anno consecutivo peggiore ferrovia d’Italia.
Va perciò subito detto - dopo aver letto alcuni imbarazzanti tentativi di “scaricabarile” da parte dell’attuale presidente e direttore generale, in eterna proroga a dispetto persino del raggiungimento dell’età pensionabile - che il problema della Circum non si risolve con l’arrivo dei nuovi treni dalla Spagna dopo la gara indetta da Eav nel 2019!
Anzi, vale la pena ricostruire questa vicenda, ulteriore cartina di tornasole di un fallimento gestionale senza precedenti, raccontando una verità che certa politica si ostina a nascondere ai campani.
A fronte di un contratto per 56 mezzi - peraltro frutto di una scelta e di somme appostate dalla precedente Amministrazione regionale di centrodestra attuata con anni di ritardo - al momento sono arrivati alle officine di Eav appena 3 treni, per giunta in attesa della necessaria autorizzazione a entrare in servizio da parte di Ansfisa (e ci vorranno ancora altri mesi per ragioni tecniche legate alla necessità di prove e verifiche di sicurezza).
Questo immenso ritardo non è soltanto il frutto dello slittamento delle consegne da parte dell’azienda fornitrice, cui peraltro Eav non ha opposto per anni altro che flebili doglianze senza imboccare, come avrebbe dovuto, la via della legge. Peraltro questo è probabilmente accaduto anche per le evidenti pregresse responsabilità della società regionale che hanno condizionato la sua valutazione della condotta dell’azienda appaltatrice.
Infatti, riavvolgendo il nastro di questa storia, si scopre che i manager si erano tanto affezionati all’originaria vincitrice dell’appalto in questione, da resistere per anni al contenzioso avviato dall’attuale aggiudicataria. Soltanto a distanza di parecchio tempo dal passaggio in giudicato della sentenza del Consiglio di Stato che aveva stroncato le irregolarità dell’aggiudicazione da parte dell’Eav si sono decisi ad affidare la commessa a chi, secondo i magistrati, ne aveva diritto.
Soprattutto, però, è doveroso smentire un’altra favoletta che è stata raccontata anche nei giorni scorsi. Se pure i nuovi treni si materializzassero tutti per miracolo e all’improvviso, la situazione non muterebbe di molto. Com’è noto agli addetti ai lavori, infatti, i guasti, gli stop forzati e le vergognose scene dei viaggiatori a piedi sui binari - insomma gli innumerevoli disagi per pendolari e turisti che da anni caratterizzano la quotidianità del tpl regionale - dipendono solo in minima parte dagli attuali e antiquati mezzi.
Il problema più serio (non solo per la Circum) è quello della vetustà (per non dire della fatiscenza) della rete e delle infrastrutture. Se non si interviene su questi aspetti, dunque, i nuovi treni non potranno neanche lontanamente viaggiare alla loro astratta velocità di crociera.
Sarebbe come far correre dei bolidi di Formula 1 lungo le stradine dei Quartieri Spagnoli... Al di là dello sdegno e dell’imbarazzo, è allora bene riconoscere, con chiarezza e senza ulteriori promesse fumose, che, per il tpl campano, si parte da questa situazione. Proprio per questo chiedo al presidente della Giunta regionale e all’assessore ai Trasporti un atto di responsabilità preliminare e un forte segnale di discontinuità, nelle scelte operative e nelle persone.
È necessaria un’operazione radicale, un piano d’azione che, secondo la mia prospettiva, deve muoversi lungo tre precise direttrici. Prima di ogni cosa, l’avvio di un rapido quanto approfondito check - da parte di una task-force non contaminata da legami con gli attuali gestori - sullo stato di tutte le infrastrutture della rete ferroviaria regionale, per certificare, dopo anni di omissis e di sabbia sotto il tappeto, il loro effettivo stato.
Sulla base dei risultati di questa ricognizione, si dovrà programmare una puntuale tempistica degli interventi, scandendo le priorità, per motivi tecnici e per esigenze di traffico, ovviamente accompagnate da un proporzionato sistema di investimenti per potenziare e adeguare la rete su ferro, programmare finalmente la periodica manutenzione - quella ordinaria e, ancor di più, quella straordinaria - indispensabile per garantire la sicurezza a bordo dei mezzi e sulle linee.
Naturalmente, un meccanismo come questo impone anche un riassetto dell’azienda regionale dei trasporti, dal punto di vista economico e finanziario. Tra l’altro, non è un mistero che l’attuale management di Eav - dopo aver esaurito il finanziamento straordinario e a fondo perduto statale di oltre 600 milioni di euro per ripianare i debiti ereditati dalla stagione bassoliniana - non è sinora precipitata di nuovo nel baratro unicamente grazie ad una serie di “virtuosismi” bilancistici, terminati i quali ora sta persino ritardando costantemente i pagamenti dei fornitori per versare gli stipendi ai dipendenti, oltre a usare, sempre per esigenze di cassa, le risorse trasferite dall’Ente Regione per gli investimenti.
Ed è necessaria pure una riorganizzazione del personale: il “sistema” di questi lunghi 10 anni ha prodotto uno singolare squilibrio, con organici amministrativi gonfiati con assunzioni e a suon di promozioni spesso senza alcuna procedura selettiva, mentre sono stati mortificati, anche in termini numerici, gli addetti al core business aziendale.
Infatti, sono stati proprio gli operatori di esercizio, e quindi chi svolge le effettive funzioni operative, coloro che hanno ricevuto di meno in termini di gratificazioni professionali ed economiche. Infine, ritengo che la “svolta” - inevitabilmente con figure nuove e distanti dalle attuali - debba essere accompagnata dall’abbandono della logica provinciale dell’autogestione per dare vita a partnership adeguate e capaci di stare al passo con i tempi, per esempio integrando i servizi regionali con quelli gestiti da Rfi, un gruppo che ormai rappresenta uno dei più solidi attori mondiali del trasporto.
E proprio partendo da questo aspetto faccio un ultimo invito. Per garantire un servizio di trasporto pubblico finalmente degno di questo nome, la nuova Giunta regionale ha il dovere di avviare una costruttiva e costante interlocuzione con il Governo nazionale e con il vicepremier Matteo Salvini, il ministro delle Infrastrutture che ha investito di più per la Campania. Nel Nostro Posto uno stanziamento record da 26,5 miliardi di euro nessuno lo aveva mai visto.
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