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LETTERA AI LETTORI

Gaza, Venezuela e Iran: come andrà a finire?

Questa settimana le vecchie storie di guerra restano immutate

Gaza, Venezuela e Iran: come andrà a finire?

Reza Pahlavi

Cari amici lettori, questa settimana le vecchie storie di guerra restano immutate. Gaza, nonostante la tregua, è sempre in guerra. Sul fronte ucraino ci sono, di nuovo, solo chiacchiere. Quanto al Venezuela, l’unica novità si riferisce agli italiani incarcerati in quel Paese. Quattro sono stati finora rimpatriati, due di loro da sei giorni e gli altri due l’altro ieri: Luigi Gasperin, Biagio Pilleri e poi Mario Burlò e Alberto Trentini, tutti detenuti da oltre un anno. Ne rimangono ancora quarantadue, dei quali ventiquattro per motivi politici.

Fra i quattro rientrati il più noto è Trentini, perché i media da parecchi giorni ne auspicavano la liberazione: si tratta dell’esponente di un’Ong. Mi lascia perplesso che la sinistra italiana abbia taciuto sul suo rilascio. Il silenzio dipende, probabilmente, dal fatto che, a differenza del sinistrorso che fu liberato in Egitto, Trentini, come gli altri, è venuto con l’aereo inviato dall’Italia e ha incontrato, subito dopo l’arrivo, il presidente del Consiglio e il ministro degli Esteri. Sembra, poi, che non abbia intenzione di prodigarsi in politica, ma di prendersi un periodo di riposo.

Ben più importanza ha quello che avviene in Iran, il Paese che era il regno di Persia. Gli abitanti di quello stato, governato dagli Ayatollah, non sono arabi, ma indoeuropei e si erano ribellati già due volte dall’inizio del secolo. Stavolta la ribellione, iniziata dal ventotto dicembre, dura ancora e viene repressa con molta violenza: Ci sarebbero stati, per opera dei “pasdaran”, oltre seicento morti e oltre oltre dodicimila imprigionati. Il governo sciita ha introdotto la pena di morte per i manifestanti, uno dei quali, un ragazzo di ventisei anni a nome Efran Soltani, dovrebbe essere giustiziato oggi.

Reza Pahlavi ha manifestato più volte il suo sostegno alla ribellione e l’intenzione di tornare sul trono. Egli è figlio dello scià omonimo, deposto nel 1979, e della sua ultima moglie, la bellissima Farah Diba. Trump ha detto più volte di voler intervenire e le autorità militaristatunitensi hanno già predisposto i piani per non meglio precisate operazioni.

Noi non sappiamo se, come e quando queste operazioni sarebbero attuate. Quel che è certo che, se aspettano ancora, il governo dei vertici maomettani può soffocare nel sangue questa rivoluzione. Questa è certo imponente, sia per il grandissimo numero dei partecipanti, sia per la lunga resistenza che stanno opponendo alla violenza repressiva. Ma anche il regime è molto determinato, non ha scrupoli per il sangue che, già molto abbondante, sta versando. Sicché massacrerebbe migliaia di cittadini. Esso ha, inoltre, il sostegno di Russia e Cina.

Certo, la restaurazione dell’impero persiano (o, in ogni caso, il crollo dello stato sciita) muterebbe in maniera travolgente gli attuali equilibri del Medio Oriente. Tuttavia, anche se la rivoluzione non dovesse vincere, l’Iran sarebbe molto indebolito e, conseguentemente, aumenterebbe la rilevanza dello stato israeliano. 

La prospettiva mi riporta alla memoria il trionfo di Sara che riconquistò il potere del regno di Abramo per il tardivo figlio Israele, scacciando Agar e il suo rampollo Ismaele. Sarebbe una bellissima storia, da immortalare in scritti e filmati d’autore.
In ogni caso, permane la sofferenza dell’ideologia pro pal, che non si sente di sostenere né l’attuale regime né quello che eventualmente lo sostituisse. Mi piacerebbe conoscere approfonditamente l’opinione dell’Albanese e dei “flottilleri”. Certamente questi ultimi non andrebbero a manifestare per i rivoluzionari!

Attendiamo con ansia, comunque la conclusione di questa storia. Se un nuovo governo somigliasse a quello giordano e non a quello siriano, ci sarebbe davvero da festeggiare.

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