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LA PAGELLA IN... FEDELE

È un Napoli in affanno e privo di varietà di schemi

È il solito copione: brillante contro chi gioca a calcio e concede campo, opaco contro chi si barrica e aspetta

È un Napoli in affanno e privo di varietà di schemi

Si torna al punto di partenza, come in un gioco dell’oca che al Napoli riesce fin troppo bene quando davanti non c’è una “grande” ma una “piccola” organizzata, fisica, prudente.

Il Parma esce indenne dal “Maradona” senza fare nulla di memorabile, se non difendersi con ordine e applicazione, e agli azzurri resta l’amaro in bocca di uno zero a zero che pesa come una sconfitta. Ancora una volta la squadra di Conte inciampa proprio dove dovrebbe accelerare, confermando un limite che ormai non è più episodico ma strutturale.

E allora la domanda sorge spontanea: come si spiega la metamorfosi, nel giro di pochi giorni, tra la prova brillante e coraggiosa del “Meazza” contro l’Inter capolista e la prestazione grigia, lenta, a tratti sconfortante contro un Parma che ha inquadrato la porta una sola volta?

La risposta sta tutta nella natura di questo Napoli, che vive di spazi e di ritmo e va in apnea quando l’avversario si chiude, abbassa il baricentro e rinuncia a giocare. Senza varietà di schemi, senza soluzioni alternative, l’assalto diventa prevedibile e sterile. Hojlund da solo non può bastare, e con un McTominay lontano dai suoi standard – nonostante un gol poi annullato – lo spunto risolutivo non arriva mai.

Il problema, però, è più profondo e riguarda la manovra collettiva: azzurri stanchi, imballati, lenti nella circolazione, prigionieri di quei passaggi laterali che non fanno male a nessuno. Se Politano non ha la solita fisicità e Lobotka è la brutta copia del regista ammirato domenica scorsa, il Napoli perde anima e lucidità.

È il solito copione: brillante contro chi gioca a calcio e concede campo, opaco contro chi si barrica e aspetta. E intanto la classifica inizia a fare paura. Juventus e Roma si avvicinano, lo scudetto sembra scucirsi lentamente dalla maglietta e, cosa ancora più allarmante, comincia a traballare anche l’obiettivo minimo della qualificazione alla prossima Champions League.

Difficile puntare il dito contro Conte che ha ridato identità e solidità a una squadra smarrita. Se una colpa va trovata, è forse quella di non aver tentato prima la carta Lucca, l’uomo d’area capace di sporcare le partite bloccate. Resta l’impressione di un Napoli in affanno, con elementi come Mazzocchi e Lung che non garantiscono il salto di qualità. Il tempo per correggere la rotta c’è, ma gli alibi stanno finendo.

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