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L'intervento

Bambini sotto vetro: tra mito di perfezione e diritto di sporcarsi

Bambini sotto vetro: tra mito di perfezione e diritto di sporcarsi

C’è un’immagine che riassume il cortocircuito educativo dei nostri tempi: una bambina di dieci anni che, davanti allo specchio, picchietta con precisione un siero anti-età sul volto. È l'emblema di quella che potremmo definire la “pedagogia della conservazione”.

Il dramma non risiede solo nell'inutilità biologica del prodotto, ma nel messaggio simbolico che stiamo trasmettendo: stiamo insegnando ai bambini a conservare se stessi prima ancora di essersi esplorati.

L’infanzia, per natura, dovrebbe essere l’età dello "stropicciamento". È il tempo delle ginocchia sbucciate, delle mani sporche di pennarello, dei capelli scompigliati dal gioco libero. In quel disordine estetico risiede la prova del contatto con la realtà. Giochi storici come il celebre Mister Carotino o i kit di manipolazione del passato non erano semplici passatempi: erano inviti a "uscire" da sé per testare il mondo, manipolare la materia, sbagliare e, infine, imparare.

Oggi, la moda della skincare avanzata — che travolge le bambine — e l'ossessione per la performance digitale dei maschietti invertono questa rotta. Il movimento non è più verso l’esterno, ma verso lo specchio o lo schermo. Il bambino non è più un esploratore che agisce sulla realtà, ma diventa il curatore museale di se stesso. Sostituendo il fango con la crema illuminante o il gioco libero con la scalata ai "like", sottraiamo ai più piccoli il diritto all'inadeguatezza.

Ma in tutto questo, i genitori cosa stanno facendo? Viene da chiedersi che significato abbia per loro "educare" oggi. Sembra quasi che l’obiettivo non sia più crescere figli liberi, ma mantenere i propri bambini in una teca, protetti dalla pioggia, dal fango e dal rischio, pur di non incrinare l'immagine di perfezione che deve essere postata o esibita.

Li teniamo chiusi in casa a rincorrere performance adulte, dimenticando che un bambino che non può correre sotto la pioggia per paura di ammalarsi o di "rovinarsi" è un bambino a cui stiamo togliendo la vita sensoriale.

Il rischio è quello di scambiare l'obbedienza all'estetica per benessere. Stiamo crescendo figli che devono essere perfetti anziché meravigliosi. La perfezione è statica, è un parametro esterno, è un dover corrispondere a un modello; la meraviglia, invece, nasce dall'unicità, dall'errore, dal dettaglio che ti rende diverso da tutti gli altri.

Il "furto dell'infanzia" avviene quando la curiosità viene sostituita dal narcisismo precoce. Se il bambino smette di sporcarsi per paura di rovinare la propria immagine, abbiamo fallito nel nostro compito di educatori. La vera "cura di sé" non risiede in un flacone, ma nel coraggio di essere imperfetti.

Dobbiamo aiutare i nostri figli a distogliere lo sguardo dallo specchio per tornare a guardare il mondo. Perché un’infanzia senza ginocchia sbucciate o mani sporche di colla non è un’infanzia più sana: è solo una vita messa in posa, impeccabile fuori, ma spenta dentro. Restituiamo loro il diritto di essere unici, non fotocopie di un ideale adulto.

* pedagogista

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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