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L'opinione
16 Gennaio 2026 - 08:59
Giosi Romano
Sono positive anche le ultime rilevazioni sulle autorizzazioni per la Zes Unica. Nei primi dieci giorni di gennaio sono stati rilasciati venti via libera per nuovi investimenti.
Si tratta di pratiche che risalivano al 2025, presentate ovviamente prima che si sapesse che il credito d'imposta per le nuove iniziative, a meno che non si trovino nuovi finanziamenti, sarà inferiore al 100%. È in ogni caso incoraggiante che la macchina organizzativa condotta con grande efficacia da Giosy Romano continui a funzionare a pieno regime.
I numeri sono confortanti. Con la Zes unica sono stati attivati investimenti per 28 miliardi, di cui 4,5 coperti dal credito d'imposta, e creati 40 mila posti di lavoro, in settori che vanno dalla manifattura,all'agroalimentare, al turismo. Proprio perché lo strumento Zes sta dando risultati apprezzabili, bisogna perfezionarlo ulteriormente, se possibile, e soprattutto evitare di bloccarlo o introdurre novità che riducano la sua attrattività.
Sul primo fronte, l’auspicio è che vadano in porto progetti di gruppi multinazionali che per ora si sono soltanto mostrati interessati, contattando la struttura di missione, ma non hanno 'affondato i colpi'. Questo tipo di iniziative imprimerebbe una accelerazione alle dinamiche di sviluppo,dando vita a migliaia di posti di lavoro e rafforzando la struttura produttiva meridionale. Su un altro versante, occorre impedire che per la Zes si facciano dei passi indietro.
La mancata copertura integrale del credito d'imposta potrebbe ridurre l'interesse di investitori consapevoli, tra l'altro, che i benefici fiscali ottenuti impongono di protrarre le iniziative attivate nel Sud per almeno cinque anni, pena la restituzione degli importi ottenuti. Vi è poi la prospettiva, sulla base di orientamenti del Governo, di estendere a tutto il Paese, se non i vantaggi fiscali, quelli di semplificazione amministrativa concessi per chi investe nel Mezzogiorno.
Un ampliamento del raggio di applicazione che potrebbe indurre gli investitori a preferire aree del Centro Nord a quelle del Sud, con conseguenze negative per le speranze di potenziare l'economia e l'impresa meridionale. L’ipotesi va dunque scongiurata, garantendo almeno per quattro-cinque anni che la Zes Sud possa essere competitiva rispetto al pacchetto di incentivi finanziari e di sburocratizzazione concessi in altre aree.
Infine, va fatta attenzione alla governance, evitando rallentamenti nel passaggio di gestione della Zes dalla struttura di missione al Dipartimento Sud. Valorizzando figure come Romano, che così bene hanno operato fino ad ora.
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