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LA RIFLESSIONE
19 Gennaio 2026 - 09:31
Si ricorderà che in anni recenti la Fondazione istituita da Matteo Renzi con la denominazione ‘Open’ portò più grattacapi che benefici alla persona del suo fondatore.
La Procura di Firenze, infatti, profuse non poche risorse pubbliche per dimostrare che quell’ente, ancorché perseguire finalità di cultura e formazione politica, fosse nella realtà un vero e proprio partito, camuffato da mentite vesti al callido fine d’eludere le norme sul finanziamento dei partiti e così rastrellare denari in modo clandestino e comunque illecito per favorire l’avventura pubblica del politico fiorentino.
Si sa che la Corte di Cassazione ha ripetutamente dato torto agli intraprendenti pubblici ministeri toscani, sostenendo che non vi fosse alcuna prova dei rapporti tra la fondazione ed il partito renziano e che raccogliere fondi senza partecipare ad elezioni, selezionare candidati, presentare liste e programmi, avere un’articolata organizzazione interna non ponesse in essere nulla che assomigliasse ad un partito politico.
Ecco, non voglio qui cimentarmi in un’accurata esegesi, ma avrei qualche dubbio nel ritenere che ad analoghe conclusioni la Suprema Corte potesse pervenire, qualora sollecitata da qualche spiritaccio, a proposito dell’attuale Associazione nazionale magistrati, alla quale aderisce il 96 % della categoria, praticamente quasi tutti i giudici.
Anzitutto, a differenza della Open, che era una Fondazione, del partito politico tradizionale l’Anm ha esatta la forma assolutamente prevalente, quella dell’associazione (non riconosciuta), la forma appunto prediletta dai partiti politici, perché la più elastica e conformabile al meglio a seconda delle necessità che nel tempo gli associati avvertono prioritarie.
Di poi, del partito politico-associazione, l’Anm ha un tratto peculiarissimo: una compiuta organizzazione interna, finalizzata a dare voce e spazio alle diverse componenti che la costituiscono, attraverso luoghi decisionali e partecipativi di vario livello. Essa ha niente di meno di un’Assemblea generale, che è «l’organo supremo dell’associazione», riunita ogni due anni: ad essa partecipano tutti gli iscritti e colà sì dettano le linee di fondo dell’azione comune; un organo rigorosamente disciplinato dallo statuto per ogni aspetto della sua struttura ed attività.
Esiste poi un Comitato direttivo centrale (denominazioni assai evocative), composto da trentasei membri eletti da e tra tutti gli associati, sulla base di una convocazione comiziale quadriennale e previa presentazione di liste, nel rispetto di un’accuratissima disciplina elettorale. Si tratta dell’organo con maggiori competenze, chiamato a dare l’impronta all’attività dell’associazione, nel rispetto di quanto stabilito dall’Assemblea.
Vi è poi una nutrita Giunta esecutiva, l’organo immediatamente operativo, eletta all’interno del Comitato centrale con compiti immediatamente operativi, da svolgersi sotto il diretto controllo del Comitato. Ovviamente, al pari d’un partito politico, essa ha i suoi rappresentanti visibili, nel presidente e nel segretario, entrambi componenti della Giunta esecutiva. E mi fermo qui, perché la messe di organi non sarebbe finita.
Solo aggiungo che, in dimensioni ridotte, l’Anm dispone di una puntiforme presenza sul territorio, essendo operativi, presso ogni distretto di Corte d’appello, le note ‘Sezioni’, a loro volta dotate di assemblea, giunta esecutiva e presidente, insomma di una puntuale organizzazione che la rende onnipresente e capillarmente influente. Né mancano eventuali sottosezioni, mentre completa l’organizzazione una speciale sezione riservata agli ermellini, va per dire agli associati che siedono presso la Suprema Corte di Cassazione.
Non c’è male, soprattutto nulla da invidiare ad un partito, sia in termini di articolazione che di complessità di funzionamento. Un’organizzazione di certo elitaria, ma anche le dirigenze politiche lo sono. Ma ecco che oggi vi s’è però aggiunto un tratto che sin qui non s’era veduto, almeno non s’era veduto chiaramente, perché è noto che l’Anm la sua fortissima influenza l’ha sempre esercitata, finché le è stato possibile, frequentando ambienti riservati – dove si conta.
Oggi, l’Anm è direttamente impegnata in un’azione politica, squisitamente politica, quale la ricerca del consenso dei cittadini in una competizione politica quant’altre mai: anzi si direbbe, per certi versi, la più politica d’ogn’altra, perché l’unica nella quale i cittadini direttamente sono investiti, non semplicemente del compito di scegliere i propri rappresentanti nelle istituzioni, bensì di controllare una decisione fondamentale del Parlamento, cioè a dire la modifica della costituzione dello Stato italiano. Se questa non è azione politica, è difficile dir tale ancor qualcuna.
Quando ci s’impegna direttamente nella ricerca del consenso – nell’indirizzare la volontà dei cittadini verso un determinato voto piuttosto che un altro, nella massima manifestazione della sovranità popolare, che è quella in cui il Demos è chiamato a decidere della costituzione –; quando per far ciò s’investono cospicue risorse finanziarie, al punto da creare all’interno dell’associazione reazioni forti, quelle tipiche del rapporto tra correnti di partito – delle quali l’Anm è ampiamente munita –; quando per far ciò si effettuano autentiche tournée, con tanto di ‘comizi’ organizzati presso scuole e parrocchie; quando s’ingaggiano testimonial perché la linea dell’associazione abbia adeguate forme di propaganda referendaria; quando la presenza pubblica dei rappresentanti di quella associazione sono quotidianamente negli spazi mediatici per dar voce alla linea deliberata dagli organi preposti; quando, in sintesi, si è completamente immersi nell’arena politica qual soggetto protagonista ed intensamente attivo ed impegnato a contrastare la linea di altri soggetti politici che conducono la loro battaglia per vedere prevalere un opposto assetto d’interessi; beh, direi che quando tutto questo accade, non sarebbe piacevole per la Corte di Cassazione doversi pronunciare, qualora il sunnominato spiritaccioglielo chiedesse.
Ma, doglie della Cassazione a parte, credo che a noi cittadini possa bastare tutto ciò per comprendere da qual potere neutro – anzi, le toghe tengono a dire che non sono un potere, ma un ‘ordine’ – sia esercitata nel nostro sofferente paese la funzione giudiziaria. Dimenticavo: se per caso ci fossimo convinti che d’un partito si tratti, si sappia pure che è il più antico attualmente in azione.
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