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Groenlandia: Trump a Davos sui nuovi rapporti Usa -Ue

Trump dovrebbe farci capire fino a che punto è giunta la distanza politica e strategica fra gli Stati Uniti e l’Europa

Groenlandia: Trump a Davos sui nuovi rapporti Usa -Ue

La Groenlandia è vasta più della somma delle superfici di Spagna, Portogallo, Francia, Belgio, Italia, Gran Bretagna, Paesi Bassi, Germania, Polonia, Moldavia e Danimarca. La sua popolazione è inferiore a quella dell’isola d’Ischia….
La Groenlandia nel 1979 ha ottenuto dalla Danimarca l’autogoverno. All’esecutivo di   Copenaghen restano i ministeri di Difesa, Interni ed Esteri. Ma da metà del secolo scorso la sicurezza è praticamente affidata agli Stai Uniti, che hanno una base militare: l’ultima delle tre installate durante e subito dopo la seconda guerra mondiale, quand’era l’isola divenuta un protettorato strategico americano. Una base di enorme importanza: controlla, tra l’altro, la rotta dei missili intercontinentali. Sui missili strategici è basata la ‘Mutua assicurata distruzione’ (Mad) che garantisce l’equilibrio e la pace tra le superpotenze nucleari.
La Golden dome, la Cupola dorata (com’è stato rinominato il progetto di Scudo spaziale d’epoca reaganiana), dovrebbe assicurare se non l’immunità, almeno la sopravvivenza ad un attacco improvviso. Nell’eterna sfida tra spada e scudo, assicurerebbe agli Stati Uniti una superiorità nucleare. E di conseguenza una ‘copertura’, chissà quanto estesa,  anche agli alleati europei. Almeno finquando anche le altre superpotenze si doterebbero di un simile sistema o, come fanno in genere i russi, non costruirebbero un missile più – oseremmo dire - ‘penetrativo’.  
A Davos oggi Donald Trump dovrebbe farci  capire fino a che punto è giunta la distanza politica e strategica fra gli Stati Uniti e l’Europa. Per ora sappiamo con certezza che il conflitto in Ucraina ha segnato una svolta: 1) ha riaperto il solco tra Occidente euroatlantico e Occidente euroasiatico che il crollo, tra il 1989 e il 1991, del Muro di Berlino e dell’Unione Sovietica aveva colmato; 2) ne ha aperto uno nuovo, tra gli Stati  Uniti e l’Unione europea, con gli Usa di Trump impegnati a recuperare la Russia nella sfida planetaria con la Cina e l’Ue invece coagulatasi in un sostegno suicida al regime corrotto e funesto di Kiev; 3) ha rivelato una Europa chiacchierona, divisa, indifesa e ancora accecata dalle abbaglianti promesse di una serie di inquilini della Casa Bianca – da Bill Clinton a George Bush jr, a BarakObama e a Joe Biden – influenzati da Neocon, ‘apparato militar-industriale’, Deep State e  fautori sia di una illusoria globalizzazione promotrice di democrazia e ricchezza generale (ma risultata a senso unico cinese), sia di un fantomatico smembramento della Federazione russa e delle sue ricchezze energetiche e minerali a disposizione dei predatori. Una Europa che ha perso le forniture d’energia e la spada russe, che le promettevano maggior benessere, sicurezza e indipendenza. E che, anzi, rischia di dover subire peso e umori della bàlia statunitense divenuta più forte, costosa e irritabile. Fino alle prossime elezioni di midterm e pure dopo.
Proprio un quarto di secolo fa Vladimir Putin chiedeva direttamente a George Bush junior di accettare la Russia nell’Alleanza Atlantica. Mosca - affermò in sintesi - “ vorrebbe aderire alla Nato, far parte dell’alleanza difensiva nata per impedirle di avanzare verso l'Europa occidentale”. La gorbacioviana “casa comune europea” sembrava dietro l’angolo. La Russia che mise a disposizione di Washington le sue basi in Centrasia dopo l’attacco alle Due Torri  tornava in famiglia…. Ma Bush jr gli rispose con un ostentato sorriso ebete.  

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