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Tragedie archiviate tra silenzi e poteri

La strage di Crans-Montana riapre una ferita che, per chi ha memoria, non si è mai chiusa

Tragedie archiviate tra silenzi e poteri

Lavinia Trematerra, la bambina napoletana di sette anni, morta il 26 agosto 2022 a Monaco di Baviera, schiacciata da una statua all’interno di un albergo

di Sax

Ci sono tragedie che scuotono l’Europa e altre che scivolano via, sommerse dal silenzio. Non per la gravità dei fatti, ma per il passaporto delle vittime e per l’imbarazzo dei poteri che ruotano attorno a quei fatti. La strage di Crans-Montana riapre una ferita che, per chi ha memoria, non si è mai chiusa.

Torna alla mente un’altra storia, altrettanto crudele e colpevolmente archiviata: quella di Lavinia Trematerra, bambina napoletana di sette anni, morta il 26 agosto 2022 a Monaco di Baviera, schiacciata da una statua all’interno di un albergo. Due anni di indagini e una conclusione che suona come uno schiaffo: nessun colpevole. Nessuna responsabilità. Ovviamente, nessun risarcimento.

Possibile che una statua cada e uccida una bambina senza che nessuno abbia sbagliato? Possibile che in strutture alberghiere di lusso, in Paesi considerati modelli di efficienza e rigore, la fatalità diventi l’alibi universale? La risposta ufficiale è sì. Quella morale è molto diversa. Colpisce, allora come oggi, l’assenza di indignazione collettiva.

Nessuna mobilitazione internazionale, nessuna pressione politica, nessuna campagna mediatica duratura. Un caso rapidamente oscurato, come se il dolore di una famiglia italiana all’estero valesse meno, come se la verità potesse essere sacrificata sull’altare di equilibri più grandi. Germania ieri, Svizzera oggi.

Cambiano i luoghi, non il copione. Amministratori locali, grandi interessi economici, turismo, immagine internazionale: ingredienti che spesso sembrano pesare più della giustizia. E quando le vittime sono straniere, meglio ancora se italiane, la macchina dell’accertamento rallenta, si complica, fino a fermarsi.

Non si tratta di complottismo, ma di una domanda legittima: perché per alcune tragedie si grida allo scandalo e per altre si archivia tutto con un’alzata di spalle? Perché l’Europa dei diritti diventa improvvisamente distratta quando a chiedere verità e responsabilità non sono i propri cittadini? Ricordare Lavinia oggi non è esercizio di memoria, ma atto di accusa. Perché senza verità e senza giustizia, le tragedie non finiscono mai. E il silenzio, quello sì, diventa una colpa condivisa.

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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