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La riflessione
25 Gennaio 2026 - 11:01
Roberto Fico
Roberto Fico, neo governatore della Campania, ha un’astuzia machiavellica e un convincimento di sé “panglossiano” , cioè di chi pensa che il suo mondo sia il miglior dei mondi possibili. Questo si sa da quando da grillino doc indirizzava “vaffa” mirati e aggettivi irripetibili contro contro il Pd, poi ammansito dal “Modello Politico Napoli”, fatto passare come una formula ideale ma in realtà del peggiore trasformismo, che lo ha fatto diventare quello che è oggi.
Tutta questo fruttuoso travaglio si è percepito anche mercoledì scorso, nella sua relazione programmatica in consiglio regionale, per la presentazione ufficiale della nuova giunta. Una sorta di schematico “pro-memoria” su quanto c’è da fare, senza però una visione di futuro, meno che meno, una previsione, ma tanta esternazione di affetti e di gratitudine.
Giusta, legittima nel sottolineare la composizione della giunta, rappresentativa dellediverse anime politiche della coalizione, ringraziate perché ha detto: “Mi hanno sostenuto e sapranno affiancarmi al meglio nella responsabilità di governo di una Regione importante e complessa come la nostra”.
E ancora per “Il protagonismo delle forze politiche, che, non potrebbe essere altrimenti, considerato il percorso che io stesso ho seguito dall’inizio del mio impegno politico. Un percorso che nasce dal territorio, dalle istanze dei cittadini, dalla convinzione di dover portare la voce delle persone nelle istituzioni”.
Ma qui, per ribaltare il tema sempre dolente dell’antipolitica, ha commesso il classico autogol, dicendo: “C’è chi potrebbe rimarcare che, per lungo tempo quest’approccio è stato etichettato come antipolitica, mentre in realtà nasceva proprio dalla convinzione che fosse la politica, intesa come ascolto dei bisogni, confronto, attenzione al bene comune e cura degli interessi collettivi. La risposta alle problematiche vissute dai cittadini”.
E no! Fico non può pensare di rovesciare una situazione a proprio vantaggio, cambiare le carte in tavola e interpretare la verità in modo opportunistico per trarne benefici. Quel suo: “C’è chi potrebbe rimarcare…” non è un singolo a rimarcarlo ma è più di mezzo Paese.
I “vaffa”, come si vuole ancora far credere, non erano approcci preparatori alla politica. Siamo al classicoproverbiale caso dell’ excusatio non petita, accusatio manifesta,cioè della “scusa non richiesta, accusa manifesta”. Se il Pd napoletano non può parlare, torna ancora e sempre più attuale ilgiudizio che il professore Giuseppe De Rita diede del Movimento Cinquestelle in un articolo del 6 dicembre del 2023, apparso sul “Corriere della Sera”, in cui ne elencò convenienze, compromessi, doppi giochi, disastri.
Così scrisse: “Ha favorito con disprezzo un progressivo disfacimento dei processi di scelta e una conseguente crisi della cultura di governo; irrinunciabile, la sola capace di interpretare e governare le complessità circostanti” e adottato, invece, il ‘vaffa’ come negazione della normale relazionalità tra le persone e radice della rottura di ogni rapporto.
Alimentando attraverso campagne insultanti, la denigrazione, l’ostracismo dei bravi e la sublimazione degl’incompetenti. Un danno gigantesco per il Paese costretto a dover ricostruire i centri decisionali”. Manon si fermò qui. Chiamò in causa addirittura i massimi vertici istituzionali, “disattenti garanti di intoccabili regole”, e le forze politiche, alleatesi in questi anni con i “disfattisti”.
Un rischio che si sarebbe dovuto intuire, già nel primo ibrido governo Conte del maggio 2019, quando si varò - cosa mai vista - un esecutivo tra due populismi, M5S-Lega, contrapposti e in disaccordo su tutto nella campagna elettorale precedente. Accordatisi solo per reciproche convenienze, secondo il peso dei rispettivi bottini elettorali e con l’ingaggio di un premier, uno sconosciuto avvocato, Giuseppe Conte, fiduciario e estensore di un “desolante contratto papocchio”.
Questa non è storia vecchia, è storia contemporanea. “Nei prossimi giorni - ha detto il presidente Fico - la Giunta saràconvocata per la prima riunione ufficiale”. Naturalmente, tenendo molto a precisare il valore della collegialità, ha aggiunto: “Insieme ai colleghi ci siamo messi all’opera da subito e stiamo già lavorando in sintonia”.
Non ne dubitiamo. Mentre la Regione Campania di Fico fa sapere che si sta lavorando e abbonda di “propositi in corso”, la Puglia ha già messo mano alle liste d’attesa nella Sanità con risultati prodigiosi. Noi siamo ancora ai preliminari.
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