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LETTERA AI LETTORI
28 Gennaio 2026 - 10:19
Cari amici lettori, da qualche tempo, guardo sempre meno la televisione. Negli ultimi tempi, ero ridotto a guardare solo i notiziari, principalmente quelli di Televideo che, non inquinati da sproloqui di presentatori e vacui dibattiti, consentono di selezionare le notizie.
Anche le notizie, però, sono spesso insopportabili: non c’è giorno che non narrino di una pluralità di morti ammazzati. Io ho lavorato in magistratura per cinquant’anni e otto mesi, gestendo quasi sempre processi penali. In tre anni, nel Tribunale di Rossano (1962-1964), non ci sono stati omicidi nel circondario.
Nell’ultima quindicina di anni, fino al pensionamento (verso la fine 2009), ho presieduto Corte d’Assise e Corte d’Assise d’Appello. Quasi tutti gli omicidi erano delitti di camorra. Quelli “privati” erano rari: ricordo bene un caso, che m’impressionò, di una madre che aveva ucciso il bambino appena nato buttandolo nel cesso.
Oggi chi s’impressiona più? Ogni giorno ci sono uomini (e anche donne) che uccidono coniugi o conviventi, genitori che uccidono figli e figli che uccidono genitori (e poi congiunti, affini, amici e compagni di scuola), estranei (ma sono quasi tutti migranti musulmani) che uccidono sconosciuti per strada e via dicendo.
Dovrebbero, a questo punto, far notizia solo le stragi, non anche gli omicidi del secolo scorso e del principio di questo (quando, il mattino, accendo Rai Uno, subito la richiudo, perché non ce la faccio più a sentire Garlasco). Ma anche delle stragi e omicidi multipli occorrerebbe fare una classifica.
Non ci metterei la strage di Crans perché, pur se orribile negli effetti, è un fatto gravissimo sì, ma colposo. Non ci metterei i casi della forza pubblica che uccide chi la sta minacciando: spero che, con la riforma, i Pm la smettano con le loro irragionevoli incriminazioni.
A Minneapolis non sembra che gli agenti siano prudenti come da noi ma, via, come può tutto il mondo interessarsi di due dimostranti uccisi in giorni diversi durante manifestazione di protesta: si processino i responsabili e si smetta di farne un fatto politico internazionale.
Le molte (troppe) vittime in Ucraina e a Gaza sono morte in guerra: un prodotto naturale di un istinto di sopraffazione che risale a Caino e Abele, poiché non c’è guerra senza morti innumerevoli fra combattenti e sfortunati civili.
La stranezza sta solo nel fatto che le piazze italiane (e non solo), gremite di manifestanti pro pal istigati da musulmani e partiti di sinistra, abbiano reinventato l’antisionismo benché non ci sia dubbio che la guerra sia stata voluta da Hamas con la strage del sette ottobre, attuata proprio per provocare la reazione israeliana e la conseguente ulteriore strage.
Stranamente, però, non ci interessiamo di quello che succede in Sudan, Somalia, Siria, Pakistan, Indocina e nemmeno delle stragi di cristiani che avvengono in Nigeria e altri paesi, coinvolgendo migliaia e migliaia di vittime, senza una guerra dichiarata e senza alcuna provocazione.
A parte Papa Leone e Trump, nessuno sembra interessato alle vittime dei terroristi musulmani di Nigeria, che pure muoiono perché nostri fratelli in Dio. Io ho finora confrontato molti fatti criminosi in base a criteri diversi, ma è ora di coinvolgere l’aritmetica, che ha un peso oggettivo.
Premetto che non sono più accadute, negli ultimi ottant’anni, stragi paragonabili a quelle commesse dall’aviazione americana in Giappone, con le atomiche, e in Germania, con bombe anche incendiarie. Subito dopo, però, viene il recentissimo crimine degli Ayatollah!
Non si conosce il numero esatto delle vittime, ma si parla di oltre trentamila manifestanti uccisi in soli due giorni. Dobbiamo, tuttavia, aggiungere per ora, perché l’ordine di Khomeini di ucciderli tutti è rimasto sospeso per via dell’avvicinamento di portaerei e altri contingenti militari minacciosi.
Sono indignato, ma non meravigliato: chi, come me, ha letto accuratamente il Corano, la vita di Maometto e i libri di storia, sa che Maometto e tutti i suoi successori, approvati dai fedeli, hanno sempre fatto stragi (ma anche assassinii orripilanti, come quello di Marcantonio Bragadin a Famagosta).
Ben più indignato sono, però, verso i pro pal e i loro sostenitori, che non hanno fiatato. A Gaza non ci sono mai stati trentacinquemila morti in due giorni. Pochi, per tutti quelli che non si guardano mai attentamente nello specchio. Magari per comprendere quali sono i propri sentimenti.
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