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l'opinione
29 Gennaio 2026 - 09:18
La frana che ha colpito Niscemi nei giorni scorsi non è stata un fulmine a ciel sereno. Dopo piogge intense e persistenti, legate ad un evento meteorologico eccezionale, un vasto fronte di terreno ha ceduto, costringendo oltre mille persone a lasciare le proprie abitazioni e rendendo inagibili interi quartieri della città. Nessuna vittima, ma un’emergenza grave che ha messo in ginocchio il territorio.
Dal punto di vista geologico, l’evento ha cause chiare: il sottosuolo di Niscemi è composto in larga parte da argille e sabbie instabili, particolarmente sensibili all’accumulo d’acqua. Le precipitazioni hanno saturato il terreno fino a comprometterne la tenuta. In questo senso, la frana è figlia della natura e del cambiamento climatico, che rende sempre più frequenti fenomeni estremi.
Ma la natura, da sola, non basta a spiegare ciò che è accaduto. L’area era da tempo classificata a rischio idrogeologico. Studi, segnalazioni e precedenti episodi avevano già evidenziato la fragilità del territorio. Ciò che è mancato è stata una prevenzione efficace: monitoraggio continuo e opere di drenaggio adeguate.
Le responsabilità dello Stato e delle istituzioni non stanno nell’aver causato la frana, ma nell’averla resa possibile nelle sue conseguenze più pesanti. Ancora una volta, si interviene dopo, tra evacuazioni, promesse di fondi e richieste di stato di emergenza, mentre la manutenzione del territorio resta episodica e sottofinanziata.
Si poteva evitare? Probabilmente no, non del tutto. Un evento meteorologico di questa portata avrebbe comunque prodotto danni. Ma si poteva, e si può ancora, evitare che una città intera paghi ogni volta il prezzo più alto. Niscemi oggi non racconta solo una frana, ma l’ennesima storia italiana di rischio noto, prevenzione mancata e emergenza annunciata.
“E anche questa volta, insieme, ne usciremo - afferma Fabio Pagliara, presidente di Manager Sportivi Associati e di Fondazione SportCity -. Speriamo meglio di prima. A Catania si dice ‘melior de cinere surgo’. E così sarà, anche questa volta”. Un messaggio di speranza e resilienza, ma anche un monito a restare uniti nell’affrontare l’immane catastrofe.
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