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Salerno-Reggio Calabria: questa tratta s’ha da fare

Siamo convinti che l’attuale Governo, avendo dato centralità al tema del rilancio del Mezzogiorno, possa operare con coerenza e incisività al riguardo, evitando di incorrere in errori del passato

Salerno-Reggio Calabria: questa tratta s’ha da fare

L’intervento dell’amministratore delegato delle Ferrovie dello Stato Stefano Donnarumma a un recente convegno promosso dalla Fondazione Merita-Meridione Italia, ha confermato l’importanza dei trasporti su ferro per lo sviluppo del Mezzogiorno.

È apprezzabile la priorità data da Fs al recupero del divario infrastrutturale del Sud su questo fronte ed è condivisibile l’esigenza di fare chiarezza sulle cifre. Per portare a compimento la tratta Salerno-Reggio Calabria ad alta velocità servono infatti 30 miliardi, di cui attualmente disponibili meno della metà.

È quindi fondamentale che si proceda con decisione nei prossimi anni anche sotto il profilo finanziario, dando risposte concrete all’esigenza di individuare i fondi per il completamento dell’opera e proseguendo contestualmente anche lungo il travagliato iter per la costruzione del ponte sullo stretto di Messina.

Siamo convinti che l’attuale Governo, avendo dato centralità al tema del rilancio del Mezzogiorno, possa operare con coerenza e incisività al riguardo, evitando di incorrere in errori del passato. Non possiamo, peraltro, non manifestare stupore per i tempi indicati, nel corso del convegno, necessari per portare a conclusione la tratta Salerno-Reggio Calabria.

Non perché dieci anni siano un arco di tempo spropositato, vista la complessità dell’opera e i precedenti relativi a tratte realizzate in passato, ma perché la previsione di un periodo così lungo evidenzia in maniera lampante quanto irragionevole ed ottimistico sia stato, da parte del precedente Governo, ipotizzare che l’infrastruttura potesse concludersi in ambito Pnrr. Le revisioni del Piano attuate in questi anni erano inevitabili, la gran parte dell’opera potrà realizzarsi solo attraverso i fondi coesione europei e nazionali.

È incoraggiante, comunque, l’impegno manifestato nei fatti da Fs, che lo scorso anno ha effettuato nel Mezzogiorno buona parte dei 18 miliardi di investimenti realizzati. Bisogna perseverare, e in tal senso c’è bisogno del massimo consenso possibile da parte di istituzioni e forze politiche.

Il Sud cresce se è più connesso al suo interno e con il resto d’Italia e d’Europa. Chi desidera la piena rinascita di quest’area deve remare nella giusta direzione, quella del fare, della semplificazione, del coordinamento di risorse e interventi.

Su altre cose ci si può scontrare, farlo sul Mezzogiorno, al di là di possibili opzioni e progettualità diverse, significa frustrare i sogni di tanti giovani che vogliono essere protagonisti nella loro terra, piuttosto che aumentare la folta schiera di disoccupati intellettuali meridionali.

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