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L’INTERVENTO

Il dietrofront legislativo sulla tutela delle donne

Il testo nella sua forma rimodulata stravolge tutti i presupposti su cui si era raggiunto l’accordo tra maggioranza e opposizione

Il dietrofront legislativo sulla tutela delle donne

Giulia Buongiorno

Chi ricorda il caso dello stupro di gruppo per il quale è stato condannato anche il figlio di Grillo? Su queste pagine ho già evidenziato che in quel processo la vittima aveva dovuto rispondere a ben 1675 domande dei difensori degli stupratori per farla andare in contraddizione.

Sapete chi era l’avvocata della vittima che in quell’occasione rappresentò tutta la perplessità sull’infinita mole delle domande? Giulia Bongiorno, attuale Presidente della Commissione giustizia in quota lega, la stessa che, nel suo ruolo istituzionale, ha presentato al Senato la proposta di riformulazione del reato di violenza sessuale per il quale da tempo si era raggiunto l’unico accordo tra maggioranza ed opposizione di tutta l’attuale legislatura, quello, appunto, sulla violenza sessuale con tanto di dichiarazioni di soddisfazione da parte di Meloni e Schlein.

L’accordo, si ricorderà, prevedeva che per non configurarsi detto reato bisognava che la donna desse esplicito ed attuale consenso. Tale proposta fu approvata all’unanimità dalla Camera con grandi manifestazioni di giubilo bipartisan tranne, poi, essere bloccato dalla maggioranza alla vigilia della sua discussione al Senato con la motivazione di necessari approfondimenti in merito. Praticamente già quella richiesta sarebbe dovuta risultare ambigua poiché significava che le leader di destra e sinistra avevano firmato un accordo senza che fosse frutto di approfondimenti.

Ma, evidentemente, ciò non è bastato perché giovedì scorso nella sua veste istituzionale la senatrice Buongiorno ha reso noto il testo nella sua forma rimodulata che stravolge tutti i presupposti su cui si era raggiunto l’accordo tra le due donne politicamente più influenti in Italia.

Il pilastro del testo originario era la necessità di un consenso libero ed attuale da parte della donna al momento dell’atto sessuale riconosciuto indispensabile anche nel corso stesso dell’atto. E questa era davvero una novità per il fatto di tener conto di una volontà ferma e duratura per tutto il tempo dell’amplesso.

La novità non ha incontrato il favore di tutta la maggioranza e il testo è stato reso molto più simile all’attuale ordinamento in quanto si chiede alla donna di manifestare il dissenso. Numerosi possono essere i motivi per cui ciò può non palesarsi apertamente e le donne lo sanno sulla loro pelle. Oltretutto per alcuni atti violenti le pene riscritte sono diminuite. Un chiaro passo indietro sulle tutele delle donne nonché sulla stretta di mano di due laeder.

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