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Il corsivo
02 Febbraio 2026 - 08:17
C’è un momento, dopo certe vittorie, in cui Antonio Conte non si limita a sorridere. Parla. E quando parla, spesso dà fastidio. È successo anche dopo il successo sulla Fiorentina, una partita vinta ma soprattutto usata come grimaldello per ribadire concetti che bruciano a chi, in passato, lo ha amato visceralmente – Juventus e Inter – e oggi fatica persino a nominarlo. Colpa sua, dicono. Colpa di essere riuscito a vincere lo scudetto con il Napoli.
Conte non ha girato intorno al problema. Ha puntato il dito, prima di tutto, contro chi ha pensato bene di costruire un calendario semplicemente suicida: nove partite nel solo mese di gennaio. Una follia. Il conto, come sempre, lo pagano i muscoli dei calciatori. Gli infortuni non sono una casualità ma una conseguenza.
E l’ultimo è quello di Di Lorenzo. La stagione sembrava finita per il capitano ed, invece, dovrà stare fermo massimo un mese e mezzo. Per non farsi mancare niente c’è il capitolo surreale del mercato. Il blocco imposto a una società come il Napoli, che ha i conti in ordine, 220 milioni di euro in cassa e una gestione riconosciuta come virtuosa anche fuori dai confini italiani.
Un regolamento assurdo, miope, che ha impedito al club di De Laurentiis di intervenire nella sessione invernale di riparazione. Conte lo sa, eccome se lo sa, dove colpire. E soprattutto chi colpire. Il Nord, quello che oggi storce il naso, si è giovato di lui eccome. Quando allenava da quelle parti, Conte vinceva, e vinceva tanto.
Ora però è a Napoli, e Napoli non perdona a chi non è allineato. Don Antonio, invece, quando prende un impegno lo porta fino in fondo. Senza sconti, senza mezze misure. E ha dimostrato di essere perfettamente in sintonia con il suo presidente e con una società che vuole continuare a stare in alto, nonostante tutto.
Certo, la Champions è stata un disastro. Il pareggio di Copenaghen ha incrinato le certezze, la sconfitta con il Chelsea ha fatto il resto, portando a un’eliminazione dolorosa. Ma la stagione non finisce a febbraio. È lunga, logorante, piena di curve. E allora attenzione. Perché mentre l’Inter è convinta di aver già messo le mani sul traguardo, Conte continua a lavorare, a serrare i ranghi, a lanciare messaggi. E chi lo conosce davvero sa che ignorarli, prima o poi, presenta sempre il conto.
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