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L’OPINIONE

L’America’s Cup e l’effetto domino degli investimenti

Napoli può vincere due volte: ospitare con credibilità un evento iconico e, soprattutto, trasformarlo in un moltiplicatore economico che resti oltre il 2027

L’America’s Cup e l’effetto domino degli investimenti

Napoli ha un’occasione rara: trasformare la Louis Vuitton 38ª America’s Cup in un acceleratore economico stabile, senza scivolare nell’idea che “serva spesa pubblica” per forza. Da anni, come Accademia Italiana Qualità della Vita, sosteniamo che la crescita più solida è quella che si autoalimenta grazie all’intervento di privati: si avvia con programmazione pubblica, con regole chiare e investimenti mirati, e poi produce ricadute misurabili su competitività, occupazione e vivibilità.

Una parte del valore vero di questo evento sta proprio in questa fase iniziale, quando si costruiscono format, pacchetti, partnership e circuiti commerciali. È qui che va applicato il modello che l’Accademia Italiana Qualità della Vita propone da tempo: l’effetto domino della crescita, cioè una sequenza di eventi e servizi collegati, finanziati da investimenti privati, che si attivano l’uno con l’altro e moltiplicano l’indotto. Il risultato non è solo “movimento economico”: è base imponibile che cresce, quindi entrate fiscali maggiori per il Comune e per lo Stato (tra imposte su consumi, redditi, occupazione e filiere).

L’America’s Cup è un format globale ad altissima intensità mediatica: richiama sponsor, produzioni, turismo qualificato e domanda di qualità su hospitality, mobilità, logistica, sicurezza, food & beverage, retail temporaneo, design, servizi digitali. Napoli parte avvantaggiata: non deve inventarsi uno scenario.

Vesuvio, Castel dell’Ovo, Posillipo e il lungomare sono già una vetrina internazionale. Ma proprio perché l’immagine è potente, serve regia: altrimenti il rischio è un evento grande ma dispersivo, con ricadute non pienamente catturate e con benefici fiscali inferiori al potenziale.

Per questo propongo una decisione immediata: nominare subito un Direttore Artistico e Culturale dell’America’s Cup Napoli 2027, con mandato misurabile, capace di integrare teatri, musei, conservatori, fondazioni, imprese creative e sponsor in un palinsesto unico e riconoscibile.

Lo dico con chiarezza anche come presidente: la direzione culturale non è un dettaglio “ornamentale”, è una funzione economica, nonché una forma di rispetto per l’evento in sé e per i partecipanti, e un segnale di maturità collettiva: dimostrare che Napoli e i napoletani ci sono quando si tratta di cooperare davvero, costruire coesione, generare sviluppo e rafforzare benessere.

È ciò che trasforma la regata in “esperienza di città”: trattiene i visitatori più giorni, distribuisce la spesa su più quartieri e filiere e, di conseguenza, consolida nel tempo anche le entrate tributarie generate dall’indotto. È la differenza tra una città che “ospita” e una città che “produce esperienza”, intercettando valore e reputazione.

Il domino, concretamente, significa: palinsesto serale curato (non improvvisato), percorsi del gusto e dell’artigianato con standard elevati di accoglienza e storytelling, installazioni sul waterfront, incontri su mare, innovazione e sostenibilità, servizi digitali per prenotare e orientare i flussi.

In questo schema, anche i salotti culturali della napoletanità promossi dall’Accademia possono diventare un prodotto di qualità: non folklore, ma narrazione identitaria organizzata, capace di aumentare permanenza, spesa e reputazione.

La qualità della vita, in questa partita, non è uno slogan: è l’infrastruttura immateriale che genera competitività e fiducia negli investitori. È la tesi che l’Accademia Italiana Qualità della Vita porta avanti da anni: migliorare standard e servizi non è “costo”, è leva di crescita e di stabilizzazione delle entrate pubbliche.

Napoli può vincere due volte: ospitare con credibilità un evento iconico e, soprattutto, trasformarlo in un moltiplicatore economico che resti oltre il 2027. Ma la condizione è una: partire adesso, perché la finestra di opportunità per sponsor e investitori è oggi, non nel 2027.

*presidente Accademia Italiana Qualità della vita

©RIPRODUZIONE RISERVATA

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