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l'intervento
03 Febbraio 2026 - 09:18
Sabato scorso le strade di Torino sono state teatro di un'ondata di violenza orchestrata dall'estrema sinistra insurrezionalista. Non una semplice "manifestazione pacifica inquinata da frange estreme", come affermato dalla narrazione di alcuni organi di stampa e di informazione, con le favolette patologicamente ripetute dalle solite firme organiche all’eterna e oramai marcia “vulgata” della sinistra italiana. Si è trattato di un atto sovversivo pianificato, a sostegno di un centro sociale già noto per la sua militanza violenta e illegale. Centinaia di attivisti organizzati hanno devastato vetrine di negozi in via Po e piazza Castello, incendiato cassonetti e automobili, bloccato il traffico con barricate improvvisate.
La polizia, obiettivo principale, è stata bersagliata da sanpietrini scagliati con fionde, bottiglie molotov, razzi e bombe artigianali contenenti pezzi di ferro e usati come armi. Risultato: decine di feriti tra le forze dell’ordine selvaggiamente aggredite, passanti atterriti e una città terrorizzata dalla violenza per ore. Una prassi leninista nel metodo, nell'essenza, nell'idea e nell'azione, portata avanti da nemici dello Stato, da terroristi di piazza che è necessario perseguire, una volta per tutte,senza remore di sorta. Perché questa non può più essere definita un'anomalia, ma è il sintomo di un male cronico che affligge la Repubblica. Una Repubblica che è ancora succube dal forte potere di un “para - Stato” di sinistra, sotterraneo ed efficiente, fondato sull’impunità per i violenti ad esso organici, come amaramente si deve riconoscere.
Una lobby in servizio permanente che ritiene di essere al di sopra della legge, dell'autorità statale, della Costituzione e persino della morale e che si arroga ancora il diritto di dettare le regole. Decidono se il tuo voto ha valore oppure no, a quali istituzioni pubbliche puoi accedere, quali autorità devi riconoscere, quali norme devi rispettare, cosa è giusto leggere e cosa no, cosa ha valore etico e che cosa invece è spazzatura degna di individui daloro etichettati come antropologicamente e culturalmente inferiori. Non rispondono a nessuno: formano struttura parallele e solidali tra loro tollerate per decenni da governi compiacenti, magistrature compiacenti e un'opinione pubblica anestetizzata dal “politically correct”. Hanno finora paralizzato università, occupato edifici pubblici, intimidito addirittura dissidenti politici di altre nazioni residenti in Italia: il tutto sotto il mantello di un'ideologia che odia di fatto la democrazia e ogni espressione di pensiero non conforme ai propri “desiderata”.
Ci sta, però, che stavolta icittadini hanno votato e scelto un Governo anche per porre fine a questo scempio costante nel tempo. È il momento di farlo con responsabilità, decisione e forza. Siamo stanchi delle menzogne giustificazioniste del para-Stato che ostacola il cambiamento: "sì, ma erano frange", "sì, però " “sì, ma” e via così, con i soliti mantra giaculatori ossessivamente recitati. Questi violenti di sinistra, i loro estimatori, finanziatori e ispiratori - i cattivi maestri che da anni orientano e proteggono una manovalanza di sediziosi e violenti - devono essere trattati con fermezza, applicando senza remore le leggi e facendo valere la forza e la piena capacità di prevenzione e repressione dello Stato.
Chi si associa a questi delinquenti, direttamente o indirettamente, è complice di reati gravissimi contro lo Stato e la società. Le forze dell'ordine devono poter compiere il loro dovere istituzionale sino in fondo e senza timore di infrangeretotem e santuari intoccabili. La magistratura, sgombra da ideologismi, deve applicare la legge con rigore, certi “media” devono comprendere che la libertà di informazione non può sfociare nella disinformazione usata come metodo e clava politica.
Porre fine a queste violenze non è solo un dovere istituzionale, ma una necessità per la sopravvivenza della democrazia. L'Italia non può più permettersi di essere ostaggio di un'ideologia fallita, forgiata nei laboratori del Novecento e rigurgitata oggi in forma anarco-insurrezionale che rischia di riportarci al già visto degli anni di piombo. È ora di finirla davvero, senza se e senza ma. I Torinesi lo hanno capito l’altro giorno vedendo la loro città oltraggiata, come da programma da tempo annunciato e ostentato. Ora non deve e non può più esserci spazio per sfide impunite alla legalità. Ciascuno faccia bene la sua parte.
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