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Quella memoria raccolta, l’eredità di Gennaro Villani

Il più sapiente interprete del Novecento napoletano

Quella memoria raccolta, l’eredità di Gennaro Villani

Gennaro Villani (Napoli 1885 – 1948) è, probabilmente, il più sapiente interprete del Novecento napoletano. Sublime espressione del grigio partenopeo, elemento sicuramente emblematico della pittura locale, splendido protagonista di quella pittura d’istinto che aveva trovato anche in Di Marino, Bocchetti e Carignani i suoi epigoni più convincenti, Villani vive di un lirismo unico e profondo che conserva l’ eleganza dei suoi anni francesi e la disperazione dei pescatori e delle reti legati alla sua Napoli.
Alcune sue opere si sviluppano in modo assolutamente inatteso. Tram, filobus che tagliano la strada con la forza della modernità, porti di mare dove l’acqua schiaffeggia le barche e la sabbia, traiettorie improbabili, tagli prospettici capaci di offrirti squarci inediti e drammatici come in una “Processione“ scoperta recentemente, dove il carro funebre, i cavalli neri col cocchio, i chierici e i fiori sono un unico, disperato vagone che ti conduce, attraverso la campagna, ad una lenta, composta sepoltura. Villani si nutriva di mille elementi. Attingeva direttamente dalla vita di tutti i giorni e la riversava disordinatamente sui suoi cartoni, con la forza del suo istinto. E i disegni, gli schizzi, proposti in questi giorni dalla Galleria Errico al Vomero, in una rara, vasta antologica, programmata fino al 22 febbraio, che ne ricostruisce, per la prima volta, nel silenzio delle istituzioni locali, il denso percorso artistico, ci aiutano ulteriormente a comprenderne i preziosi incipit. Un’occasione unica, sicuramente irripetibile e preziosa, per comprendere la Napoli del Novecento. Legata ad una matita che percorre il foglio rapida e nervosa, pochi secondi per costruire un profilo, un paesaggio, una qualsiasi spiaggia. Attimi che contengono già i cromosomi della sua pittura, scolpiti dalla luce.
Villani non è sicuramente un semplice artista. È molto di più.
Una figura che ha saputo portare dentro la sua avventura pittorica la propria, autonoma armonia ma, soprattutto, i propri respiri, la caducità e l’ evanescenza della vita, donandoci quella memoria raccolta e seducente che celebra Napoli, i suoi vicoli, le sue anse di mare, le sue disperate campagne disfatte.

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