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IL NOSTRO POSTO

America’s Cup, dal Governo il via: ora un piano, anche per il lavoro

È di questi giorni il ritorno al centro della discussione di un tema fondamentale per il futuro dell’intero Mezzogiorno d’Italia: Bagnoli

America’s Cup, dal Governo il via: ora un piano, anche per il lavoro

È di questi giorni il ritorno al centro della discussione di un tema fondamentale per il futuro non solo della città di Napoli e della Campania, ma dell’intero Mezzogiorno d’Italia: Bagnoli.

Diciamolo subito, Comune e Regione si sono dimenticati frettolosamente di tutte le responsabilità della sinistra in quarant’anni di immobilismo, fatto di parole rituali e di promesse, di progetti e di studi di fattibilità restati nel cassetto. Un disegno perverso, caratterizzato da rimpalli di responsabilità, rinvii, bonifiche avviate e subito fermate che sembrava aver condannato (non solo) quest’area della città ad essere l’eterna incompiuta.

L’ennesima vittima di un sistema che, per decenni, ha dato la cifra esatta dell’incapacità degli enti locali del Nostro Posto - tutti con la stessa trazione politica - di fornire risposte al territorio e ai cittadini, oltre che di valorizzare una risorsa strategica e fondamentale, il mare.

Ecco perché bisogna dire le cose con chiarezza: a recuperare Bagnoli, a mettere in campo gli strumenti necessari per il suo effettivo rilancio anche sulla scena internazionale, è intervenuto questo Governo, il nostro governo. Un intervento radicale che si è mosso lungo due direttrici: quella dei finanziamenti e quella di una proficua “moral suasion”, esercitata a livello internazionale sugli organizzatori dell’America’s Cup, per far svolgere qui da noi la prestigiosa competizione velica.

Al miliardo e 200 milioni di euro messo a disposizione dall’Esecutivo nazionale per la rinascita dell’area, si affianca l’imperdibile occasione per Napoli di tornare a consacrarsi capitale del Mediterraneo. Una prospettiva straordinaria, che si deve allo straordinario lavoro che ha impegnato il Governo attraverso un’azione corale, di coordinamento e di efficace interlocuzione, di impegni mantenuti e di attenzione massima per il nostro territorio, anche sotto il profilo economico.

Basti pensare che soltanto con l’indotto - nei 22 giorni dell’evento arriveranno qui da noi 1,7 milioni di persone - si supererà largamente il miliardo di euro. Ma quel che più conta è il ritorno in termini di immagine e la portata degli investimenti che saranno effettuati nel prossimo futuro, sia nel pubblico che nel privato, a partire dalla valorizzazione del nostro scalo marittimo e l’ampliamento del lungomare (viatico pure per il recupero della costa di Napoli est).

In questa azione di politica virtuosa, frutto dell’evidente radicale cambio di paradigma imposto dal Governo, va sottolineata l’importanza del dialogo che l’Esecutivo nazionale - senza guardare a colori e sensibilità politiche diverse - ha saputo instaurare con il livello territoriale, decisivo per contribuire a centrare l’obiettivo di far svolgere nella nostra città la celebre competizione sportiva.

Sarebbe successo a parti invertite? I fatti, purtroppo, dicono di no, se non altro a giudicare dalla sistematica esclusione da ogni scelta (non solo strategica!) che l’opposizione di centrodestra subisce a livello locale. Ad ogni modo, il Governo nazionale ha gettato le basi per cambiare finalmente rotta a Napoli e in Campania. Mai, come in questo momento storico, la nostra città, la nostra regione, sono state tanto al centro dell’attenzione e in cima all’agenda di un Esecutivo.

Al riguardo, voglio pure ricordare l’investimento record da 26,5 miliardi di euro destinato alla Campania dal Mit guidato dal vicepremier Matteo Salvini. Non solo: rispetto ad altri settori nevralgici, come quelli del lavoro e della scuola - il primo luogo in cui cominciare a fornire ai nostri giovani gli strumenti per una formazione di qualità - l’azione messa in campo dal sottosegretario Claudio Durigon e dal ministro Giuseppe Valditara sta già dando risultati sensibili.

Dunque, ci sono le risorse e c’è soprattutto la disponibilità da parte del Governo. Ma questo grande patrimonio di energie non va ricevuto passivamente dalle istituzioni locali: occorre il loro contributo costante e concreto affinché la rinascita di Bagnoli, e in particolare l’America’s Cup, rappresentino il punto di partenza di un percorso virtuoso, e non una occasione, seppur di grande prestigio, fine a sé stessa.

Ecco perché è necessario un cambio di passo radicale. Perché adesso è arrivato il momento più delicato: siamo in piena fase operativa, tesa alla pianificazione e alla realizzazione dei progetti. Dunque il Comune di Napoli - chiamato più di tutti a fare la sua parte - deve dimostrare di essere capace di imprimere la svolta decisiva per cambiare in meglio il destino della nostra città.

Non sono in discussione i buoni propositi, ma questi, da soli, non bastano: l’America’s Cup deve inserirsi all’interno di una visione strategica di crescita e sviluppo complessivi. Penso prima di tutto alla necessità di dar vita ad un nuovo piano regolatore - fermo al 1994 - che ridisegni il futuro dell’intera città, per prima cosa superando una visione ingessata degli spazi che ha paralizzato inutilmente Napoli e paradossalmente favorito abusivismo e caos.

Insomma, ci attendiamo una presa di responsabilità per realizzare un modello napoletano e campano espressione di una nuova politica di governo del territorio, indispensabile dopo anni e anni di marginalizzazione sostanziale, di autoreferenzialità spicciola, di interventi dal fiato corto, di pressappochismo.

E l’America’s Cup rappresenta anche sotto questo profilo un’opportunità straordinaria, non solo in termini di potenziamento delle infrastrutture e restituzione alla città e ai cittadini di un’area la cui fruibilità è stata negata per decenni.

Infatti, affrontato con capacità e progettualità innovative, questo evento è in grado di aprire percorsi inaspettati quanto fondamentali per il futuro del territorio. Penso in particolare all’avvio di serie ed efficaci politiche attive per la formazione e il lavoro che, proprio grazie all’America’s Cup, possono essere catalizzate e messe a sistema, accompagnando e dando risposte concrete alla evidente necessità, in questa nuova stagione dell’economia, di arricchire di competenze e qualità i percorsi lavorativi.

Dunque, propongo di dar vita ad un piano per il lavoro e la formazione, costruito attorno alle professioni coinvolte nell’evento internazionale (dalla filiera dell’accoglienza, passando per logistica, terziario e servizi, sino a impattare sul lavoro manifatturiero), che unisca Governo, Regione e Comune per combattere la precarietà con l’accrescimento delle professionalità.

Una scelta che impone ovviamente il coinvolgimento autentico, oltre che di tutte le forze politiche, anche di imprese e sistema produttivo, università, mondo delle professioni e del lavoro: un’attività corale, quindi, capace di raccogliere e raccordare, attraverso il progetto e le opere, il sentire, le ambizioni, le prospettive della Città. Noi, come sempre, quando si tratta di individuare la strada migliore per la crescita e il futuro del Nostro Posto, ci siamo, con le nostre proposte e il nostro massimo impegno. 

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