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L’OPINIONE

Burocrazia frena i miliardi, servono regole come il Pnrr

Ci sono circa 120 miliardi per proseguire l'impegno per la crescita del Paese, e del Mezzogiorno in particolare

Burocrazia frena i miliardi, servono regole come il Pnrr

Il ministro Tommaso Foti

C’è un dato confortante per il Sud, ricordato in questi giorni dal Ministro per gli Affari europei Tommaso Foti: gli investimenti pubblici non si fermeranno affatto con il Pnrr.

Ci sono circa 120 miliardi per proseguire l'impegno per la crescita del Paese, e del Mezzogiorno in particolare, tra fondi strutturali europei, accordi di coesione Governo-Regioni, risorse per la transizione ecologica e infrastrutture progettate da Rete ferroviaria italiana e Anas.

Al di là dei numeri, è apprezzabile l'impegno di Foti nelproseguire in un percorso che tende alla coesione territoriale, in quanto l'investimento in strutture e servizi serve soprattutto al Sud per ridurre il gap nei confronti del resto dello Stivale.

Non bastano tuttavia i soldi disponibili. Le procedure per l'utilizzo dei 120 miliardi vanno assimilate a quelle fissate per il Pnrr, che hanno consentito una speditezza nella spesa nettamente maggiore di quella per decenni registrata nel passato. La burocrazia fine a se stessa deve essere superata, se si intende dare slancio all'economia nazionale e al Mezzogiorno in primis.

Va inoltre segnalata una criticità, che attiene precipuamente al mondo dell’impresae riguarda l'industria manifatturiera. Nel 1995, in Italia era impiegato nel manifatturiero il 21% degli occupati, nel 2024 il peso risultava ridotto al 15%. Tale ridimensionamento danneggia il nostro Pil, visto che il valore aggiunto per ora lavorata nella manifattura supera i 45 mila euro, mentre nei servizi non va oltre i 37 mila euro.

Tra le cause della flessione industriale, un peso considerevole ha la bolletta energetica. Basti pensare che una pmiitaliana paga l'elettricità il 57% in più di una concorrente spagnola. Una differenza che trova origine in scelte sbagliate dei decenni scorsi, dall'abbandono del nucleare a uno sviluppo delle fonti rinnovabili non così sostenuto come quello spagnolo, ma dipende anche da meccanismi di prezzo assurdi, che fissano le tariffe sulla base del costo del gas, ossia la fonte caratterizzata dal costo più elevato.

È quindi fondamentale che il Governo ponga presto in atto l'intervento calmieratore da tempo annunciato, riducendo almeno parzialmente il differenziale tra imprese italiane e quelle di altri Paesi. Per dare compiutezza a un disegno di rilancio dell'industria manifatturiera occorre puntare inoltre sul Mezzogiorno, dove la Zesunica può permettere di espandere il tessuto produttivo e, se affiancata da politiche di sostegno al Made in Italy, contribuire a una forte crescita del Pil nazionale.

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