Tutte le novità
LA RIFLESSIONE
06 Febbraio 2026 - 09:24
Il ministero dell'Economia
Dal mese di settembre dello scorso anno, passando per il 30 novembre sempre del 2025, per finire ai primi giorni del mese di febbraio di quest’anno, le maggiori agenzie di Rating Internazionali hanno posto la loro attenzione sui risultati conseguiti dal nostro Paese in campo economico-finanziario, fiscale, del debito pubblico, del valore degli scambi commerciali, del Prodotto Interno Lordo e quant’altro necessario per una attenta valutazione dello stato di salute dell’Italia.
Un lavoro certosino e molto minuzioso che le agenzie di Rating compiono almeno due volte l’anno sulle performance finanziarie tutti i Paesi occidentali, delle grandi aziende, Istituti di Credito e multinazionali in specie quelle quotate in borsa.
Ha esordito l’Istituto Ficth nel mese di settembre scorso elevando il Rating sul debito sovrano italiano e attribuendo all’Italia un Bbb + in considerazione del deficit di finanza pubblica dell’Italia in forte calo nell’anno 2024 (3,4 del Pil) e una crescita dello stesso Pil dello 0,6 nel 2025.
Quali le motivazioni di queste “promozioni” della nostra economia per l’Agenzia Internazionale Ficth?:
il miglioramento della finanza pubblica italiana in riferimento al semestre precedente;
la stabilità politica del Governo Italiano che offre sempre maggiore credibilità rispetto agli impegni di bilancio; l’impegno multiplo nel ridurre il deficit nel medio termine e, contestualmente, il miglioramento del rapporto debito/Pil che va progressivamente stabilizzandosi o addirittura diminuendo nel lungo termine;
Il nextgeneration Eu/Pnrr (misure di finanziamento europeo per gli stati membri a seguito delle perdite subite dalla crisi sanitaria seguita alla pandemia di Covid) che può sostenere gli investimenti statali, migliorando le prospettive strutturali del Paese.
Tuttavia, nell’analisi finanziaria di Ficth resa ufficiale lo scorso settembre, è stato anche considerato il debito assoluto dell’Italia che è sceso di oltre 20 punti percentuali nel periodo 2021/2024, tornando ai valori pre-pandemia, più velocemente di quanto ci si potesse aspettare. Ciò in controtendenza con gli altri Paesi dell’Eurozona.
A novembre dello scorso anno si è poi registrata la nuova valutazione dell’Istituto Moody’s che analogamente alla precedente agenzia ha promosso il Rating dell’Italia da BAA3 a BAA2 facendo registrare il primato dell’innalzamento del Rating dell’Italia per la prima volta dopo 20 anni a questa parte. Moody’s, altresì, assegnava anche l’outlook stabile. Un successo senza precedenti per un istituto particolarmente avaro di concessioni e valutazioni economiche ritenute favorevoli.
Solo ad inizio di questo mese di febbraio è intervenuto l’ultimo report sull’economia del Bel Paese affidato all’Istituto Standard & Poor’s. Anche in questo caso, con una decisione tutt’altro che inattesa, L’istituto finanziario statunitense ha promosso il rating sovrano dell’Italia a Bbb+ e rivisto l’outlook da stabile a positivo.
La decisione ufficializzata il 30 gennaio veniva accolta nei primi giorni di questo mese dai mercati finanziari, dalla stampa specializzata prevalentemente estera e dal governo italiano come un segnale di forte consolidamento della credibilità dell’Italia sui mercati globali, con un quadro economico più solido del previsto e con un Pil che ha chiuso il 2025 con una crescita pari a + 0,7% e un deficit in graduale riduzione, trainato da una contestuale discesa dell’indebitamento pubblico.
Non c’è che dire. Risultati davvero incoraggianti. Segnali più che soddisfacenti per il nostro Paese e la sua economia in evidente espansione e crescita complessiva. Un dato presente solo in Italia rispetto agli altri Paesi dell’Eurozona. Dati che, se aggiunti ai cospicui risultati della Borsa italiana; ai livelli di occupazione anche femminili raggiunti dall’Italia in questi ultimi 3 anni e sempre in crescita ad ogni rilevazione ufficiale; alle percentuali di inflazione sotto controllo e ridotte a livelli fisiologici, lasciano nel complesso sperare di aver imboccato la strada giusta per uscire definitivamente da un periodo particolarmente difficile per la nostra economia.
E tanto è ancor più apprezzabile se si ha la sensibilità e l’onesta di considerare il contesto europeo e mondiale entro cui il nostro Paese si sta muovendo. Ci riferiamo naturalmente alle crisi perniciose del Medio Oriente e dell’Ucraina, cui si è aggiunta nel frattempo anche la crisi iraniana con le molte migliaia di cittadini trucidati dal regime teocraticoislamista. Con centinaia di migliaia di cittadini e studenti che manifestano ogni giorno e a loro pericolo per le strade delle cittàIraniane contro il regime di Khamenei e dei suoi Guardiani della Rivoluzione.
Elementi che hanno indotto gli Stati Uniti a far confluire decine di navi militari nel golfo per ammorbidire le posizioni oltranziste del regime che, tuttavia, preme per aver mano libera nel potenziamento degli armamenti nucleari di cui è già dotato sufficientemente. Una situazione che può in ogni momento deflagrare in un nuovo e più cruento conflitto dagli esiti imprevedibili anche a livello globale.
In questo scenario di guerra e di insicurezza complessiva l’Italia riesce a centrare ugualmente e positivamente i propri traguardi in campo economico-finanziario. E sarebbe probabilmente opportuno, oltre che di buon senso, parlare più diffusamente di questa materia a partire dalla stampa e per finire agli innumerevoli rotocalchi televisivi e trasmissioni di approfondimento socio-culturali delle emittenti nazionali.
Offrire l’immagine reale del nostro Paese così come appare in tutta la sua evidenza esclusivamente all’estero, dovrebbe poter essere un dovere deontologico di chi si occupa di informazione libera. Far conoscere adeguatamente gli sforzi e le iniziative degli addetti ai lavori di questo grande “motore finanziario” che si muove per risanare l’economia nazionale potrebbe essere una pratica oltremodo virtuosa per l’immagine positiva dell’Italia.
Parlare compiutamente anche di tutto questo può offrire senza dubbio una immagine del nostro Paese che non è solo bagarre politica. Che non è solo violenza urbana. Che non è solo il rimpallarsi di responsabilità tra maggioranza e opposizione su ogni questione politica sul tappeto. Diversamente non si comprenderebbe l’attuale metodo di fare comunicazione, per molti versi intraducibile, che rischia di alimentare solo odio e contrapposizioni. Senza alcun vantaggio per il Paese.
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Copyright @ - Nuovo Giornale Roma Società Cooperativa - Corso Garibaldi, 32 - Napoli - 80142 - Partita Iva 07406411210 - La società percepisce i contributi di cui al decreto legislativo 15 maggio 2017, n. 70. Indicazione resa ai sensi della lettera f) del comma 2 dell’articolo 5 del medesimo decreto legislativo - Il giornale aderisce alla FILE (Federazione Italiana Liberi Editori) e all'IAP (Istituto di autodisciplina pubblicitaria) Tutti i diritti sono riservati. Nessuna parte di questo giornale può essere riprodotta con alcun mezzo e/o diffusa in alcun modo e a qualsiasi titolo