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Lo straniero
07 Febbraio 2026 - 09:24
Una veduta di Napoli dalle Rampe di Sant'Antonio
Ho letto il ritratto di Napoli sul “Roma” in occasione del suo 2500° anniversario. Come tutti gli stranieri che vogliono bene a Napoli, tra i quali il più iconico è Alexandre Dumas, la critico spesso nella mia rubrica. Ma leggendo l’articolo della signora Gargiulo, è venuta anche a me un’irrefrenabile voglia di scrivere un articolo al 100% elogiativo.
Ma prima di elargire qualche complimento, devo dirvi una parola sulla mia vita personale. Lo scrittore Hermann Hesse sostiene in effetti, che ogni movimento dell’uomo, anche quelli che egli giustifica con criteri concreti come la bellezza del luogo, la mitezza del clima o il basso costo della vita — per quanto riguarda la mia scelta di stabilirmi a Napoli — è in realtà motivato da una ragione nascosta.
Due motivazioni intime mi spingevano, per ciò che mi riguarda, a teletrasportarmi in un mondo diverso da quello in cui avevo vissuto per tanti anni. Separarmi da mia moglie perché non mi amava più e uscire dalla lotta per il successo sociale alla quale avevo preso parte per tutta la mia carriera nel marketing per grandi società verso le quali avevo ormai perso ogni simpatia.
Napoli risponde perfettamente a questa aspirazione: è davvero un altro mondo rispetto a Parigi, Londra, New York e Milano che frequentavo in precedenza. La singolarità del mondo napoletano, letta in senso positivo poiché è questo il mio intento, mi obbliga a introdurre il concetto poco conosciuto di “effetto perverso inverso”.
Mentre l’effetto perverso è una conseguenza negativa non prevista di una misura positiva, l’effetto perverso inverso è una conseguenza felice inattesa di un evento sfortunato, o addirittura davvero drammatico per quanto riguarda Napoli sul piano storico. Vale a dire l’annientamento delle idee di progresso da parte del potere reale.
Niente illuminismo a Napoli, né primavera dei popoli come nel resto d’Europa, ma una repressione che si può paragonare a quella avvenuta recentemente in Iran. L’effetto perverso inverso, cioè positivo, di questo fatto sfortunato si declina come segue.
Abitanti che si riferiscono alla propria coscienza piuttosto che alle leggi e alle regole: “le regole sono fatte per essere infrante”. E, in definitiva, individui che esistono più come persone singole che come anelli di un’organizzazione.
Rapporti umani più calorosi e meno ipocriti che altrove, perché la competizione è molto meno pressante. A Napoli “l’ascensore sociale” è comunque bloccato e non serve schiacciare il prossimo per rubargli il posto.
Ho inoltre notato che si ci dà più spesso una moneta a un clochard che a Parigi, perché si sa bene che non può contare sul sistema di assistenza sociale. È anche strano che un re come Ferdinando IV che si definiva egli stesso un asino, il cui principale piacere consisteva nella caccia e che si deliziava dei suoi maccheroni tra gli applausi nel suo palco reale del Teatro San Carlo, abbia contribuito così tanto alla bellezza della città.
L’effetto perverso inverso è che una delle città più povere di tutta Italia sia anche la più bella, benché né lui né suo padre Carlo III fossero amanti dell’arte. È stata quindi necessaria una serie di circostanze dovute alla fortuna perché ciò accadesse. La prima buona sorte di cui ha beneficiato l’architettura di Napoli è stato il ministro Tanucci.
Egli riuscì nell’impresa di tassare il clero (che prima non lo era) per poter finanziare l’abbellimento della città nonostante la miseria della popolazione e le epidemie. Il secondo felice caso è la presenza a Napoli di architetti di talento: Sanfelice, Fuga, Vanvitelli, Fanzago. Anche se vi sono capolavori precedenti, come il Duomo, lo straordinario portale del Maschio Angioino, la chiesa di San Lorenzo o il Palazzo Reale, così come realizzazioni successive come il corso Vittorio Emanuele, la galleria omonima, la Villa Comunale e le più belle ville in stile liberty in cima al Vomero.
Napoli è stata fortunata con l’architettura… tranne che con il fascismo, periodo in cui Firenze ne è uscita meglio, riuscendo a rendere le proprie costruzioni davvero belle senza cambiarne i codici, come testimonia la sua stupenda stazione ferrovia. Oltre a essere un mondo a parte in cui l’umano prevale sull’organizzazione e sul management che asserviscono l’uomo, oltre alla sua architettura che se l’è cavata bene, c’è un terzo punto che voglio menzionare come augurio di buon compleanno per i 2500 anni della mia città d’adozione.
In realtà il primo motivo per cui i Greci allora e io da qualche anno ci siamo stabiliti qui è sicuramente la bellezza “divina” del golfo di Napoli. Da Sorrento a Miseno, passando per Portici, Pozzuoli e Pompei, e naturalmente le due isole di Ischia e Capri.
E per sottolineare bene che si tratta di un dono degli dèi, esso è stato collocato proprio tra due vulcani che contribuiscono essi stessi alla bellezza del luogo, ma che potrebbero distruggerlo schioccando semplicemente le dita. Ma d’altra parte, se Napoli si è sviluppata in dimensioni e in bellezza nonostante tutte le sue sventure nel corso di tutti questi anni, si può, a ragion fondata, affermare che anche Zeus abbia sempre amato Napoli.
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