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La riflessione

Quando Togliatti disse:  «Calmi, non fate fesserie»

Un abisso tra la sinistra di ieri, per il suo senso dello Stato, della responsabilità in cima a tutto, in ogni circostanza, e quella odierna, che soffia sul fuoco per un nonnulla

Quando Togliatti disse:  “Calmi, non fate fesserie”

Palmiro Togliatti

Mercoledì 14 luglio 1948, ore 11:35, è in corso un dibattito alla Camera dei Deputati. Palmiro Togliatti, segretario nazionale del Pci, profitta di una pausa dei lavori per il canonico aperitivo al vicino e famoso Caffè Giolitti, con lui c’è anche la compagna di partito e di vita Nilde Iotti.

Invece di imboccare l’uscita principale di Montecitorio, Togliatti preferisce quella secondaria che dà su via della Missione. Fa pochi passi, quando da un vicolo sbuca un giovane armato di pistola, che, senza incertezza, lo fissa con uno sguardo di odio e gli spara contro quattro colpi di pistola: due vanno a segno, uno alla testa e un altro al torace. Vano il gesto protettivo della Iotti. Togliatti si accascia, è gravissimo.

I primi immediati soccorsi avvengono all’infermeria della Camera, poi è subito corsa al Policlinico. Intanto c’è già chi crede a un piano eversivo in atto. È questo il racconto che ne fa il professore Nicola Ricciardelli nel libro: “Da Garibaldi a Berlusconi - Quando il bisturi incide nella storia” (Iuppiter Edizioni).

La notizia si diffonde nel Paese, su Roma grava da subito un clima da guerra civile. La radio trasmette bollettini allarmanti sull’attentato manon c’è chiarezza sulle reali condizioni dell’illustre ferito. I collaboratori più stretti, Giuseppe Longo, Pietro Secchia, Edoardo d’Onofrio, Francesco Scoccimarro, si precipitano in ospedale e vigilano su tutto.

Togliatti, conscio delle sue condizioni, ma più preoccupato del momento politico, mentre è trasferito in sala operatoria, riesce a bisbigliare: “State calmi: non perdete la testa, non fate fesserie”. Il 18 aprile si erano svolte le prime elezioni politiche dell’Italia repubblicana con la vittoria della Dc e la sconfitta del Pci. Il timore di un pericoloso strascico era concreto.

L’episodio mostra l’abisso che c’è tra la sinistra di ieri, per il suo senso dello Stato, della responsabilità in cima a tutto, in ogni circostanza, e quella odierna, che soffia sul fuoco per un nonnulla! Una miscellanea di velleitari protagonismi, che lanciano sfide senza avere uno straccio di programma condiviso ma solo una“grammatica politica” nel segno permanente di un “no” a tutto e un “ma” per accampare alibi.

La riprova ulteriore si è avuta in questi giorni con le contraddittorie prese di posizione sulla guerriglia di Torino per mano dei nuovi barbari, ufficialmente dichiarata di chiara matrice eversiva: la sinistra ora condanna ora sfodera indulgenza con motivazioni aberranti.

Roba da approfondimenti clinici nel sostenere, dopo quell’orrenda scena del giovane poliziotto preso a martellate e fatto rotolare a terra a calci da un branco di criminali, che se tutto ciò è accaduto è per colpa degli organici delle forze dell’ordine ridotti, lasciando intendere addirittura non motivate da retribuzioni inadeguate.

Da primato poi la corbelleria detta da ciò che resta del M5S, secondo cui questi assalti fanno comodo al governo perché distolgono l’attenzione dai suoi fallimenti. Una bugia insultante, da malafede rispetto alla realtà di tutt’altro segno. Nel 2025, il governo Meloni ha avuto valutazioni positive dalle principali agenzie di rating, che ne hanno riconosciuto stabilità politica, prudenza nella gestione dei conti pubblici, calo del deficit del 3%. Un dato su tutti: Moody’s ha elevato il rating dell’Italia a Baa2, segnalando un miglioramento, mancante nel nostro Paese da oltre vent’anni.

Il M5S piuttosto faccia chiarezza sulle gravi denunce di Matteo Renzi, ora suo alleato, riguardanti Conte, il suo premierato, quello sì indisturbato, ai tempi del Covid, dettagliatamente raccontate nel saggio del 2024 dal titolo “Palla al Centro - la politica al tempo delle influencer” (Edizioni Piemme), dove si legge che si pensava anche ad altro “mentre la gente moriva soffocata nelle corsie degli ospedali".

In un capitolo, dal titolo “L’influencer Giuseppi” ci sono su di lui considerazioni agghiaccianti. Quanto al resto, sul tanto discusso decreto sicurezza, necessario più che mai per la deriva sovversiva in atto da quando la Meloni governa, solo in futuro si potrà darne un giudizio.

Tornando al presente, c’è da evidenziare che questa violenza è anche conseguenza di una delegittimazione sistematica delle istituzioni, di ogni autorità, daun decennio a questa parte, per opera dei denigratori della politica e degli agitatori dell’antipolitica. Assecondati e favoriti purtroppo da partiti di tradizione democratica, i quali, incollati alle poltrone per non perderle e con leader mai all’altezza delle urgenze del Paese, hanno tradito per convenienza i valori fondativi delle loro radici politiche.

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