Cerca

L'opinione

La tv spazzatura non cade dal cielo: chi l’ha voluta?

Il vero problema è l’assenza di alternative forti e popolari

La tv spazzatura non cade dal cielo: chi l’ha voluta?

Ci indigniamo davanti alla tv spazzatura come se fosse piovuta dal nulla, un’invasione improvvisa di volgarità, urla, corpi esposti e conflitti artificiali. Ma la televisione non è un incidente culturale: è uno specchio. E quello che oggi riflette non è bello da guardare.

a domanda giusta non è perché la tv sia diventata spazzatura, ma perché la spazzatura faccia ascolti. Perché resta accesa. Perché viene commentata, condivisa, odiata ma mai davvero spenta. La televisione generalista ha smesso da tempo di educare il pubblico. Non perché non possa, ma perché non conviene.

Nell’economia dell’attenzione, ciò che richiede tempo, silenzio e pensiero perde contro ciò che provoca reazione immediata: rabbia, voyeurismo, indignazione. Emozioni rapide, consumabili, misurabili. Il palinsesto non è costruito per elevare, ma per trattenere.

Non chiede allo spettatore di capire, ma di restare. E per restare, oggi, serve poco: una lite, una confessione umiliante, un corpo esposto, un dolore messo in vetrina. Non storie, ma frammenti emotivi. Dal punto di vista pedagogico, la tv spazzatura non è solo cattiva televisione: è una pedagogia rovesciata. Insegna che l’importante non è essere, ma apparire. Non pensare, ma reagire. Non argomentare, ma urlare più forte.

È una scuola permanente di semplificazione, dove la complessità è un difetto e il silenzio una colpa. Eppure continuiamo a guardarla. Anche quando la critichiamo. Anche quando diciamo “è vergognosa”. La tv spazzatura vive di un paradosso: si nutre del nostro disprezzo quanto del nostro consenso.

Ogni share è una giustificazione, ogni polemica una promozione gratuita. Le reti non producono ciò che è vero, ma ciò che funziona. E funziona ciò che intercetta un pubblico stanco, solo, spesso poco accompagnato culturalmente. Non è un’accusa morale, è un dato sociale. Una società affaticata chiede intrattenimento facile, non perché sia stupida, ma perché è esausta.

Il vero problema, allora, non è la televisione, ma l’assenza di alternative forti e popolari. Perché la cultura alta ha rinunciato a parlare a tutti, lasciando il campo libero al rumore. Perché la scuola e la famiglia faticano a educare allo sguardo critico. Perché abbiamo delegato alla tv un compito che non può svolgere: riempire il vuoto.

La tv spazzatura prospera dove manca una comunità che dialoga, una politica culturale coraggiosa, un pubblico educato a scegliere. Non nasce dall’ignoranza, ma dall’abbandono. Forse la vera domanda non è se la tv sia peggiorata. La domanda è se noi abbiamo smesso di pretendere di più. Perché la televisione cambia solo quando cambia lo sguardo di chi la guarda. E finché lo schermo resta acceso, la responsabilità non è mai tutta dall’altra parte.
 
*Pedagogista clinico, giuridico e famigliare

©RIPRODUZIONE RISERVATA

Commenta scrivi/Scopri i commenti

Condividi le tue opinioni su Il Roma

Caratteri rimanenti: 400

Logo Federazione Italiana Liberi Editori