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LA RIFLESSIONE

Sicurezza e libertà pubblica: limiti necessari alle piazze

Ci sono situazioni che richiedono risposte pronte, le quali, volenti o nolenti, impongono certe limitazioni

Sicurezza e libertà pubblica: limiti necessari alle piazze

Ha suscitato reazioni molto critiche l’ultimo pacchetto sicurezza contenuto nel decreto legge che la scorsa settimana è stato varato dal governo con l’intenzione d’introdurre nuove misure in grado di costituire adeguate reazioni alle violenze, sempre più frequenti e dure registrate in occasioni di manifestazioni di protesta.

I provvedimenti vanno dall’accompagnamento di polizia – in prossimità di manifestazioni – presso un commissariato con il trattenimento per un massimo di dodici ore con immediata comunicazione della misura al pubblico ministero; al divieto di partecipare a manifestazioni quale sanzione accessoria disposta dal giudice nei confronti di soggetti che siano stati riconosciuti responsabili, anche in primo grado, di gravi reati connessi sempre all’uso di violenze; all’introduzione di una figura di reato per chi sia trovato in possesso fuori casa di lame affilate della lunghezza superiore ad otto centimetri ed alla sanzione a carico di genitori di minori, quando siano questi ultimi ad essere portatori di armi bianche.

Norme di favore sono invece introdotte in vantaggio delle forze dell’ordine, escludendosi la loro automatica iscrizione nel registro degli indagati; mentre a favore di sanitari e docenti che siano vittime di violenze sono previsti aggravamenti di pena. Questo, in sintesi, il quadro.

Orbene, diciamo che si è nello scontato quando ci si senta naturalmente contrariati dalla riduzione degli spazi di libertà e dall’ampliamento della sfera di azioni sottoposte al codice penale ed alle misure di sicurezza o di prevenzione che siano. L’anelito alla libertà è sempre un valore da condividere e da favorire, dato che affonda nella naturale esigenza dell’uomo a realizzare le sue aspirazioni nel modo più pieno possibile.

Sennonché l’uomo, tutte quelle sue aspirazioni può realizzarle, e storicamente sempre più largamente le ha realizzate, grazie al fatto d’essersi associato ad altri in comunità organizzate via via più vaste e soprattutto articolate attraverso la divisione dei compiti. E dunque il risvolto di questa accresciuta potenzialità è nel dovere rispettare regole in modo altrettanto rigoroso quanto quelle stesse regole sono le condizioni grazie alle quali l’uomo ha agio d’attuare la propria personalità.

E non c’è regola senza limitazioni, come non c’è regola che non contenga un tanto d’ingiustizia ed uno sfondo di violenza, ma di violenza collettiva, legale, inevitabilmente. Di qui, nasce il diritto, che le democrazie evolute riconoscono, il diritto di manifestare pubblicamente contro le regole costituite, contro l’ordine che delle regole costituite è espressione.

Ma anche qui, il diritto deve fermarsi su d’una certa soglia, dato che quell’ordine non può favorire la propria soppressione e soprattutto la soppressione dei tutori di quell’ordine, degli uomini ai quali l’organizzazione sociale commette il compito di mantenere le condizioni per la propria pacifica sopravvivenza. Da noi, soprattutto Polizia, Carabinieri e Guardia di Finanza.

Bene, torniamo alle misure. Contro di esse – la più incisiva è certamente quella dell’accompagnamento in un commissariato o caserma, perché preventiva riduzione della libertà personale – i cultori della libertà, che si riconoscono nelle attuali minoranze parlamentari, sostengono, l’ho sentito personalmente, che bisognerebbe puntare non su provvedimenti ‘liberticidi’ ma su misure di welfare. Due assunti, entrambi assai singolari.

Anzitutto, si parla di misure liberticide. Sono liberticide, quelle misure che hanno lo scopo di limitare la libertà, quella politica, in particolare. Ora, una misura che non intende affatto vietare il diritto di liberamente manifestare – che è la libertà politica in questione – ma solo la partecipazione alle manifestazioni di soggetti che puntualmente le utilizzano per usare barbare violenze contro le forze dell’ordine ed il patrimonio dei cittadini cosa ha da spartire con leggi liberticide? Direi nulla.

Certo, tutto può prestarsi all’abuso, ma noi abbiamo molti rimedi per limitare queste chine e soprattutto una magistratura molto sensibile all’argomento, com’è ben noto. E poi c’è un altro criterio che soccorre per giudicare. Certamente, le libertà vanno ridotte nella misura più limitata possibile. Ma quale sarebbe l’alternativa per bloccare autentici facinorosi?

Il welfare, ho sentito dire. E questo è il secondo assunto che ora ho definito ‘singolare’. Perché è certo che la buona amministrazione costituisca la leva principale perché una nazione sviluppi cittadini di adeguata maturità e consapevolezza. Ed anzitutto si dovrebbe puntare su un molto più appropriato sistema d’istruzione, ridotto in Italia per la gran parte – dalla scuola elementare all’Università – ad un enorme mostro di burocrazia cartolatrica, dove si producono masse di documenti affatto inutili, che mortificano chi è tenuto a confezionarli e che sviliscono la funzione dell’insegnante sottoponendolo ad autentiche corvées e sottraendolo a quello cui dovrebbe essere vocato: ma soprattutto carte cui non corrisponde alcunché d’autentico.

Ma se tutto questo è vero, cosa c’entra ora con il problema immediato ed attuale di porre riparo a fenomeni d’accresciuta violenza e tensione sociale, a fenomeni di strumentalizzazione da parte di non pochissimi del democratico istituto del pubblico manifestare?

Come vi si dà risposta con l’immediatezza appropriata che l’immediatezza del fenomeno richiede? Mandando a scuola i facinorosi, o migliorando d’emblée il sistema sanitario o costruendo in un batter d’occhio nuova edilizia residenziale pubblica? È del tutto evidente che chi assume queste posizioni sta strumentalizzando con attrezzatura retorica anche alquanto scadente una situazione critica unicamente per creare ostacoli all’Esecutivo in carica, non certo per individuare rimedi utili a superare i problemi del momento.

Al disastro culturale e civico dovuto in buona parte ad almeno mezzo secolo di smantellamento di tutti gli apparati per la formazione e la cura del cittadino non so se potrà porsi mai riparo, ma i tempi saranno certamente molto lunghi. Nel contempo, ci sono situazioni che richiedono risposte pronte, le quali, volenti o nolenti, impongono certe limitazioni e quelle disposte non paiono certo l’anticamera d’una dittatura, come pure taluni toni accorati vorrebbero lasciar intendere.

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