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carte da viaggio
10 Febbraio 2026 - 11:48
La pubblicità dilata la sua presenza nelle nostre vite. Silenziosamente, quotidianamente, quasi oscuramente. Provavo l’altro giorno a fare un po' di zapping, a muovermi liberamente tra i canali e mi inerpicavo in un labirinto contorto, negli spazi dei linguaggi e dell’immaginazione televisiva, dove gli spot pubblicitari amplificavano il loro ruolo. Mi illudevo di poterli schivare, come in un gigantesco slalom ma era praticamente impossibile. Anzi, spesso e volentieri si ripetevano, uguali, con ennesima tenacia, su diversi canali, contemporaneamente, riproponendoci il divano o la passata di verdure, l’ultima utilitaria o il merluzzo surgelato alla fonte.
C’è poi il più grande gruppo industriale italiano, situato nella provincia di Cuneo, che ha trenta prodotti diversi con i quali, alternativamente, bombarda lo schermo. Continuamente, sistematicamente. Un duello psicologico sottile che non lascia tregua. Senza testimonial, una scelta storica dell’azienda, ma con la cornice di famiglie tranquille e gaudenti che fanno colazione, che consumano uno snack, che sorridono da generazioni. Facendoci sentire quasi responsabili se neghiamo ai nostri figli la felicità.
Qualcuno, “rara avis“, prova ogni tanto ad introdurre qualche elemento culturale. Una nota ditta legata al passato di pomodoro tentò, in tempi recenti, di tramandare quanto Pablo Neruda scriveva sul prezioso ortaggio. Un modo per distinguersi, forse per appassionarsi, al di là del sugo più o meno pronto. Una piccola rivoluzione che durò pochi mesi, non di più. Probabilmente, gli strateghi del mercato scoprirono che quello finiva per essere un approccio più complesso, troppo meditato e decisero di cancellare tutto.
Oggi, lo stesso prodotto viene presentato secondo i canoni tradizionali: buono, appetitoso, di qualità. E Neruda è tornato tranquillamente in archivio. Una volta, lo ricorderete tutti, la pubblicità era una parata di star. Se ne occupavano, senza ritrosie, registi come Fellini, attori come Ugo Tognazzi e Vittorio Gassman, donne straordinarie come Sophia Loren e Gina Lollobrigida. Il bello, scampoli di cultura venivano trasferiti, senza incertezze, sugli schermi televisivi, donandoci tracce di folklore ed elementi di riflessione.
Oggi, cosa resta? Un linguaggio espressivo modesto, una forza narrativa sufficientemente banale. Una modesta paccottiglia che si muove tra San Valentino e la Pasqua, in attesa del prossimo gelato al lime dei Caraibi.
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